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dc.contributor.authorBaroncelli S
dc.contributor.editor
dc.date.accessioned2018-11-14T14:04:07Z
dc.date.available2018-11-14T14:04:07Z
dc.date.issued2016
dc.identifier.issn2038-5633
dc.identifier.urihttps://www.osservatoriosullefonti.it
dc.identifier.urihttp://hdl.handle.net/10863/7194
dc.descriptionRegions with a special status play a pivotal role in the protection of linguistic rights of ethnic minorities in Italy. This is visible in various areas, such as public services, ed-ucation, legal proceedings, health care, and the information system. The article makes an assessment of the degree of protection afforded in the different sectors, and high-lights the influence of EU Law in extending the rights to use minority languages to EU and non-EU citizens. Finally, it examines the difficulties of adopting the same legal so-lutions for promoting the use of new immigrants' languages in sensitive sectors and bet-ter integrate them socially and politically.en_US
dc.description.abstractPer quanto concerne il ruolo delle Regioni a Statuto speciale il quadro che se ne è tratto è, come sempre, di luci ed ombre. I vari contributi, seppur di oggetto diverso, hanno in comune alcune direttrici e nodi problematici, con cui gli autori si sono confrontati. La prima questione affrontata è da individuare nel diverso tipo di tutela apportata per le lingue minoritarie e le lingue dei migranti; e nella difficoltà di usare gli stessi paradigmi e nozioni giuridiche per regolare i due fenomeni. La differenza fra diritto di uso della lingua da parte delle minoranze e dei migranti deriva, in primo luogo, dalla normativa di livello internazionale ed europeo. Un esempio è costituito dalla «Carta europea delle lingue regionali e minoritarie», che costituisce lo strumento primario di riferimento per la protezione delle lingue parlate dalle minoranze in Europa; essa si applica alle lingue non ufficiali parlate in un territorio di uno Stato da cittadini che costituiscono minoranza, escludendo dal suo raggio di azione i dialetti della lingua ufficiale (o delle lingue ufficiali) dello Stato e le lingue dei migranti. Questa impostazione è propria anche della normativa nazionale. Infatti, la fondamentale legge n. 482 del 1999, intitolata «Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche», con cui l’Italia ha attuato il contenuto essenziale della Carta – pur senza giungere a ratificarla – si rivolge alle sole minoranze linguistiche storiche, includendo anche quelle presenti nelle Regioni speciali e non altrimenti tutelate (si pensi al sardo e al friulano). La Carta risulta utile comunque dal punto di vista oggettivo, perché consente di individuare con chiarezza gli ambiti in cui devono essere adottate misure per la conservazione e la promozione delle lingue minoritarie, quali: istruzione, giustizia, autorità amministrative e servizi pubblici, mass-media, attività e attrezzature culturali, vita economica e sociale, scambi transfrontalieri.en_US
dc.languageItalian
dc.language.isoiten_US
dc.rights
dc.subjectRegions with special statuteen_US
dc.subjectRegions and EUen_US
dc.subjectFrontier regionsen_US
dc.subjectImmigrants and linguistic minoritiesen_US
dc.subjectIUS/09en_US
dc.subjectIUS/08en_US
dc.subjectIUS/14en_US
dc.titleLa protezione linguistica nelle Regioni a Statuto speciale fra lingue minoritarie e lingue dei nuovi immigratien_US
dc.typeArticleen_US
dc.date.updated2018-10-24T12:35:46Z
dc.publication.title
dc.language.isiIT-IT
dc.journal.titleOsservatorio sulle fonti (online)
dc.description.fulltextreserveden_US


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