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dc.contributor.authorCagol M
dc.contributor.editor
dc.date.accessioned2019-11-29T11:54:37Z
dc.date.available2019-11-29T11:54:37Z
dc.date.issued2019
dc.identifier.issn1973-4778
dc.identifier.urihttp://dx.doi.org/107346/-fei-XVII-01-19_03
dc.identifier.urihttps://ojs.pensamultimedia.it/index.php/siref/article/view/3409
dc.identifier.urihttps://bia.unibz.it/handle/10863/11625
dc.description.abstractIn this theoretical contribution I firstly discuss an epistemological conflict: the distinction between a form of knowledge that derives from the methods of investigation, logic, and types of reasoning traditionally used by the natural sciences, and a form of knowledge that is achieved through certain approaches of the social and human sciences. Roughly speaking, this is the distinction between quantitative and qualitative research. It is widely and persistently held by the social and human sciences that the epistemic method of the “hard sciences” results in knowledge which is static and infallible, and restricted to the adoption of a positivist paradigm. This paper shows that this opinion is not justified and comes from a logical confusion—specifically, from a confusion between monotonic and non-monotonic reasoning. In the second part of this paper, I investigate the difference between quantitative and qualitative research not so much based on substantial and distinctive characteristics, but rather on the type of relationship which is established between researcher and research subject. The “I-Thou” relation at the basis of Buber’s dialogical principle illustrates the peculiarity and value of some research approaches in the educational field. The paper ends by examining Levinas’ criticism of the “I-Thou” relation’s reciprocity and his thesis that responsibility can only emerge within an asymmetrical relation. Nella prima parte di questo contributo teorico discuto un conflitto epistemologico: la distinzione fra una forma di conoscenza che deriva dai metodi di indagine, dalla logica e dai ragionamenti utilizzati tradizionalmente dalle scienze naturali e una forma di conoscenza cui si perviene attraverso determinati approcci delle scienze sociali e umane. Semplificando, si tratta della distinzione fra ricerca quantitativa e qualitativa. C’è un sentimento diffuso e persistente, nell’ambito delle scienze sociali e umane, nei confronti del metodo epistemico delle cosiddette “scienze dure”: si ritiene che il sapere che ne deriva sia statico, infallibile e vincolato all’adozione di un paradigma positivista. L’obiettivo è mostrare che questa opinione non è giustificata e deriva da una confusione logica – nello specifico, da una confusione fra ragionamenti monotòni e non-monotòni. La seconda parte del contributo propone di indagare la differenza fra ricerca quantitativa e qualitativa non tanto a partire da qualche caratteristica sostanziale e distintiva, quanto piuttosto dal rapporto che si instaura fra il ricercatore e il soggetto della ricerca. La relazione “io-tu” alla base del principio dialogico di Buber può dare un’idea della peculiarità e del valore di alcuni approcci di ricerca in ambito educativo. Le conclusioni esaminano le critiche di Lévinas alla reciprocità della relazione “io-tu” e la sua tesi che la responsabilità possa emergere solo all’interno di una relazione asimmetrica.en_US
dc.languageItalian
dc.language.isoiten_US
dc.relation
dc.rights
dc.titlePer un'epistemologia relazionale della ricerca educativa / For a relational epistemology of educational researchen_US
dc.typeArticleen_US
dc.date.updated2019-11-29T03:00:44Z
dc.publication.title
dc.language.isiIT-IT
dc.journal.titleFormazione & Insegnamento
dc.description.fulltextopenen_US


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