Abstract
La ricerca di equilibrio tra il tempo dedicato ad attività professionale e al tempo libero è uno degli elementi cardine che indirizza la scelta di un numero crescente di lavoratori verso opportunità di impiego diverse dalla più tradizionale e consolidata organizzazione del lavoro. A seguito della pandemia da Covid-19 il trend del lavoro da remoto è cresciuto alimentando interesse crescente dei lavoratori verso il fenomeno del nomadismo digitale. La ricerca di luoghi in aree montane e la possibilità di essere a contatto con la natura fa sì che questo fenomeno possa rappresentare un’opportunità di sviluppo e/o rilancio per destinazioni turistiche caratterizzate da undertourism e spopolamento. La possibilità di indirizzare l’offerta turistico-territoriale verso i nomadi digitali richiede di identificare, da un lato, motivazioni e bisogni che caratterizzano questo target, dall’altro lato, elementi distintivi del territorio che sono, o possono divenire, pull factor della destinazione. Il nomade digitale necessita di servizi specifici, come una rete internet di altissima qualità e spazi di coworking, ma richiede altresì esperienze post-lavoro coinvolgenti e a contatto con la comunità locale che bene si coniugano con offerte di turismo sostenibile.
Il caso illustra i principali trend che caratterizzano il nomadismo digitale, delinea il profilo del target e presenta il caso della destinazione Valsugana (Trentino), prima al mondo a essere certificata secondo i criteri del Global Sustainable Tourism Council. Questa destinazione ha avviato iniziative finalizzate a intercettare i nomadi digitali, ma permangono sfide per la definizione dell’offerta che richiedono di riflettere su scelte e implicazioni di destination management.