Abstract
In campo pedagogico sta emergendo una forte spinta alla definizione di nuove modalità di insegnare e apprendere, strategie innovative con le quali pensare la scuola e organizzarla a partire dai più noti modelli che vanno dalla scuola attiva di John Dewey, alle scuole montessoriane e steineriane, alle esperienze laboratoriali di Freinet fino alle più recenti proposte su base costruttivista e ispirate al metodo del cooperative learning. È un dato di fatto che la scuola necessiti di mettere colui che apprende al centro del processo di apprendimento, che insegnare e apprendere consistano in una relazione, asimmetrica, intenzionale costellata di emozioni e di riferimenti ai contesti culturali e affettivi di provenienza (Capurso, 2004). È un dato di fatto, tuttavia, che la scuola riesca ancora a perpetuare un modello centrato sull’insegnamento e sulla trasmissione di contenuti, in cui l’insegnante sa e fa, l’alunno non sa e impara. Ancora, è un dato di fatto che gli insegnanti facciano fatica a trovare il modo per fare delle buone indicazioni, condivise dai più, anche delle buone pratiche. Come lavorare per gruppi? Come lavorare per stazioni? Con quali materiali? Come organizzare gli spazi in cui queste urgenze possano dispiegarsi?