Abstract
Questo saggio ha quale oggetto due imponenti monumenti costruiti dal fascismo a Bolzano: il Monumento alla Vittoria eretto negli anni Venti a simboleggiare l’affermazione italiana del 1918 e il gigantesco bassorilievo realizzato durante la Seconda guerra mondiale sulla facciata della Casa Littoria, che racconta ed esalta le vicende del ventennio fascista. Quello di Bolzano e dei suoi due grandi monumenti fascisti è un caso interessante per due motivi. Il primo è che negli ultimi anni tali monumenti sono stati oggetto d’importanti interventi di storicizzazione promossi dalle autorità locali. L’obiettivo era “disinnescare” il loro potenziale di divisione che ancora esercitavano tra le comunità di lingua italiana e tedesca della città e della provincia. In una situazione del tutto particolare, caratterizzata dalla convivenza non sempre facile di gruppi linguistici diversi, si è ritenuto necessario intervenire su manufatti rimasti intoccati per lunghi decenni, con operazioni, come vedremo, di musealizzazione ma anche di utilizzo del linguaggio artistico. Il secondo motivo risiede nel fatto che il caso di Bolzano mostra con grande evidenza la straordinaria capacità della monumentalistica fascista di continuare ad agire ben oltre la fine della dittatura,
come dispositivo simbolico e come luogo commemorativo. Il fatto che ciò avvenisse in un territorio attraversato da tensioni etnico-nazionali ha reso necessario un’operazione di “depotenziamento” di tali monumenti, che altrove in Italia non si è ritenuto necessario compiere. Qui di seguito si illustreranno separatamente le vicende dei due monumenti, dalla loro realizzazione fino ai recenti interventi di storicizzazione, se ne chiariranno le intenzioni e i significati, l’uso che ne è stato fatto tra fascismo e
Repubblica, la loro azione a lungo termine sulla vita politica e civile della città. Nelle conclusioni si proporranno alcune riflessioni sul senso e gli esiti di tali iniziative di storicizzazione.