Abstract
Il nome ghisa austemperata deriva dall’acronimo inglese ADI (Austempered Ductile Iron). L’ADI è una
ghisa sferoidale a cui è stato applicato un trattamento di austempera. L’ADI rappresenta una valida
alternativa all’acciaio per componenti da fusione o forgiati. Esempi tipici potrebbero essere le
sospensioni di veicoli pesanti, di macchinari agricole e per movimentazione terra, per carri ferroviari
nonché molti organi di trasmissione meccanica quali ingranaggi. Importanti realtà industriali del
panorama italiano come Fiat e Iveco, ma anche colossi internazionali come Caterpillar, da anni utilizzano
questo tipo di materiale. Il principale vantaggio delle ghise ADI rispetto agli acciai è legato alla sua
ottima colabilità (tipica delle ghise), che ne permette un impego efficace soprattutto in presenza di
geometrie complesse. La colabilità, infatti, consente una grande libertà di progettazione senza la
preoccupazione di lacks of fusion e necessità di sovradimensionare il componente. Sistemi che
solitamente richiedono l’assemblaggio di più elementi in acciaio e successiva saldatura possono essere
realizzati in ADI come un unico pezzo. Questo ricuce il costo di produzione richiedendo molti meno
passaggi e risultando al contempo più ecologica. Ciò, però, non è l’unico vantaggio della ghisa ADI.
L’impego di ADI nella produzione di componenti per il settore automotive, ne consente una riduzione di
peso in quanto il peso specifico della ghisa sferoidale austemperata risulta inferiore a quello dell’acciaio
di circa il 10%. In più, l’ADI è un materiale con un’ottima resistenza all’usura, caratteristica che permette
di eliminare eventuali trattamenti superficiali. La presenza della grafite, poi, ha un effetto smorzante che
permette di attenuare il rumore e le vibrazioni in esercizio. Come tutte le fusioni in ghisa, anche l’ADI
risulta completamente riutilizzabile a fine vita del componente.