Abstract
Il progetto degli Stati assoluti, dello Stato territoriale di epoca moderna e del giovane Stato nazione, è stato quello di educare e trasformare in cittadini obbedienti tutti i propri sudditi, anche coloro che venivano considerati “gentaglia senza signore” secondo la definizione giuridica del tempo. Un progetto rieducativo di tale portata è intrinseco al costituirsi stesso dello Stato, pur con modalità diverse a seconda delle epoche storiche. All’interno di questo imponente e onnicomprensivo cambiamento di paradigma, un fenomeno tuttora inspiegato è la sopravvivenza e la riproduzione culturale di reti di famiglie rom e sinte in Europa. Secondo Patrick Williams queste possono essere paragonate a dei “massi erratici”[1] sopravvissuti persino al postmodernismo, alla globalizzazione e alle economie neoliberiste[2]. Gran parte dei Sinti, Manus, Rom, Roma… in Europa è vissuta finora al di là del “to think the nation” (Anderson) e del “tempo omogeneo e vuoto” (Benjamin) degli Stati nazione. In particolare i Sinti dell’Europa centrale sono diventati ben presto oggetto di nuove convinzioni scientifiche e sono stati presi di mira da politiche rieducative capaci di trasformarli in utili cittadini dello Stato nazione.
[1] Patrick Williams, Nous, on n’en parle pas. Les vivants et les morts chez les Manouche, Parigi 1993.
[2] Resta da studiare come le nuove forme di comunicazione virtuale (posta elettronica, facebook, twitter) siano interpretate e utilizzate da queste reti famigliari.