Abstract
Descritte per la prima volta dal regista Harun Farocki, le immagini operative (operative Bilder) sono immagini che non servono a rappresentare la realtà, ma a guidare un’operazione. Le immagini operative sono immagini funzionali, che vengono prodotte come parte di un set di azioni o come istruzioni per compiere una procedura: colpire un bersaglio, guidare un veicolo, assistere un’operazione chirurgica, catalogare delle merci. Esse sono immagini prodotte da machine ad uso e consumo di altre machine. Per questo motivo sfuggono alle dinamiche e alle relazioni umane, ma allo stesso tempo permeano oggi diversi aspetti della realtà sociale, come la mobilità e i trasporti, la logistica, la salute, l’educazione, il lavoro, il divertimento e molte altre forme di interazione uomo- macchina. Partendo dalle opere e dai testi di Farocki e di altri autori, queto paper intende analizzare le operative images come un concetto chiave per capire la radicale trasformazione della cultura visiva e il ruolo delle immagini nel determinare il rapporto tra uomo e realtà. Nello specifico verranno discussi una serie di paradossi propri delle immagini operative: l’apparente capacità di travalicare il carattere di medium, il loro sfuggire alla dimensione estetica o semplicemente ottica e la loro propensione all’obsolescenza. A fronte di queste caratteristiche, le immagini operative sembrano formare un nuovo inconscio visivo collettivo: esse si presentano come l’insieme delle immagini che non percepiamo e di cui non siamo coscienti, ma che determinano e influenzano vasti aspetti e ambiti della nostra vita. Ci si chiede allora se e come sia possibile far riaffiorare alcune parti di questo inconscio visivo collettivo, per riportare alla nostra coscienza quelle immagini fantasma, e per comprendere gli effetti che le immagini operative hanno sul piano del reale.