Abstract
La scuola sta vivendo una metamorfosi, si sta trasformando in qualcosa di nuovo, o di diverso che informa e incarna oggi quelli che sono gli ideali educativi della storia del pensiero pedagogico contemporaneo. Già grandi pedagogisti italiani come Maria Montessori, Loris Malaguzzi, le sorelle Agazzi, Rosa Pizzigoni ed altri ancora hanno legato la riflessione pedagogica a un’attenzione particolare all’ambiente educativo e didattico. Lo stesso dicasi per i pedagogisti dell’ambito internazionale che afferiscono alla Reformpädagogik e all’attivismo (Weyland 2014). I principi della didattica hands on, centrata sull’allievo e volta a valorizzare la dimensione culturale della conoscenza si sta diffondendo a macchia d’olio nella scuola primaria di primo grado e lentamente sta iniziando a contaminare la scuola secondaria di primo e di secondo grado. Si riscontra sempre di più anche in questo tratto scolastico il bisogno di concepire la scuola come il luogo della conoscenza e della crescita culturale degli individui, non semplicemente dell’istruzione e dell’insegnamento. Il peso diverso che si cerca di dare ai processi di apprendimento incide in modo determinante anche sugli spazi didattici e offre la possibilità di rileggere l’universo scuola in modo decisamente nuovo. Questo contributo descrive il nuovo paradigma pedagogico didattico che si sta lentamente affermando anche nella scuola secondaria e presenta l’esempio interessante dell’Istituto svizzero “Haus Des Lernen” a Romanshorn che, trasformando l’organizzazione degli spazi e attribuendo loro nuovi nomi, rivoluziona la tradizionale relazione insegnamento-apprendimento, facendola diventare un vera e propria personalissima “impresa culturale” degli allievi.