Abstract
Il presente lavoro è il primo tentativo di applicare la c.d. optional law – impostazione giuseconomica che deriva da un’estensione del celebre contributo di Calabresi e Melamed (1972) e valorizza la teoria delle opzioni – al diritto civile italiano. L’attenzione è in particolare rivolta all’analisi economica di alcune norme, riguardanti la tutela della proprietà privata, che sembrano contenere «regole put». Il riconoscimento dell’esistenza di questo tipo di regole nel nostro ordinamento ha diverse implicazioni: lungi dal rappresentare una mera curiosità giuridica, le regole «opzionali» sembrano costituire un veicolo di efficienza delle transazioni, quasi del tutto inesplorato tanto dai giuristi, quanto dagli economisti. La circostanza che tali regole siano già presenti nel nostro codice civile (mentre sembrano mancare nel diritto americano), da una parte mina consolidate convinzioni circa la superiorità del common law sul piano della flessibilità e adattabilità; dall’altra, dimostra, una volta di più, la rilevanza dell’analisi economica del diritto anche negli ambiti più tradizionali dell’impianto civilistico, qual è quello della tutela della proprietà privata.