Abstract
L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea a seguito del referendum sulla Brexit che, come è noto, ha visto prevalere i voti a favore del Leave1, si prospetta come un’operazione molto complessa dal punto di vista giuridico. Questo perché si tratta di un’iniziativa che va ad incidere su tre diversi ordinamenti: quello europeo, quello internazionale e quello nazionale2. Trattandosi di ordinamenti distinti, seppur interconnessi, è opportuno che le problematiche scaturenti da ciascuno di essi vadano trattate separatamente. Questo articolo si concentra esclusivamente su uno di questi ordinamenti ovvero quello nazionale, soffermandosi su alcune problematiche aperte, in primis quelle relative ai cd. “devolution issues”, ovvero gli effetti della decisione di uscire dall’UE sui rapporti tra istituzioni centrali e nations del Regno. Ciò prendendo spunto dalla recente sentenza della Supreme Court sul caso Miller che, oltre a pronunciarsi sulla questione principale sottoposta alla sua attenzione, ovvero la necessità di ottenere il consenso del Parlamento di Westminster per poter attivare l’art. 50 TUE, si è espressa sull’ulteriore questione relativa alla necessità o meno di ottenere anche il consenso delle istituzioni devolute di Scozia, Galles e Irlanda del Nord. La sentenza è di particolare interesse in quanto, nel giungere a conclusioni, la Corte ha posto l’accento su alcuni aspetti controversi che attengono al sistema delle fonti ed ai principi costituzionali che regolano l’ordinamento.