Abstract
Questa ricerca muove da due punti di partenza assodati e utilizzati da tempo nell’ambito della geografia linguistica, e cioè dal fatto che la disposizione areale sincronica di un fenomeno linguistico non permette soltanto illazioni sulla sua estensione originale, ma riflette – almeno in parte – anche sviluppi diacronici. In particolare, la disposizione «ad isola» di un determinato tratto linguistico e la sua presenza in aree marginali ed appartate parla spesso a favore di una sua estensione originaria più ampia e compatta – spezzata in seguito dall’imporsi di un’innovazione nelle aree centrali intermedie – candidandolo ad essere il tipo originario, più arcaico2. Se inoltre in una determinata area è intercorso un cambiamento linguistico, come nel caso qui analizzato dal neolatino al tedesco in ampie regioni dell’arco alpino orientale, è naturale riscontrare dei «fenomeni frigorifero»: l’imporsi di una nuova lingua congela la situazione linguistica precedente, di modo che tutti i tratti neolatini riscontrabili in territori oggi intedescati devono necessariamente risalire all’era pretedesca3. Ciò vale anche per la palatalizzazione di ca e ga, per la quale vorremmo proporre alcune nuove considerazioni areali e cronologiche.