Abstract
Quello di Törless è un turbamento specificamente filosofico. Il protagonista del primo romanzo di Musil, infatti, percepisce «un duplice senso in oggetti, avvenimenti e persone», e proprio questo sdoppiamento comporta il venir meno del «nesso che generalmente consente alla nostra vita di rispecchiarsi pienamente nella nostra ragione».
Se nella letteratura critica questa dicotomia è stata generalmente interpretata nei termini di un contrasto, irriducibile, tra razionalismo della coscienza e vitalismo irrazionale della pulsione sessuale, avvalendosi talora di un esplicito strumentario psicoanalitico, il presente contributo intende invece porre la questione in termini squisitamente epistemologici. Si vuole infatti mostrare che la perturbante inconciliabilità patita da Törless si produce tra due diverse tipologie di coscienza: una coscienza logica, che rimanda alla tradizione della filosofia classica tedesca ed è fondata sulla capacità, da parte del soggetto trascendentale, di rappresentarsi il mondo in modo oggettivo, e, in maniera radicalmente antitetica, una coscienza sensibile, capace di porre l’individualità come campo di un’esperienza prelogica del sé.