Abstract
Questo saggio propone di svolgere un ragionamento sul concetto di scuola come corpo e sul movimento come chiave di volta di un importante processo di trasformazione in corso. La metafora affascinante sul corpo della scuola guida nella riflessione sulla dimensione fisica, tattile, intimamente sensibile dell’edificio scolastico e di tutti i suoi materiali. Come specchio della relazione tra insegnante-allievo e sapere, il corpo si collega direttamente a come la scuola incarna l’approccio pedagogico negli spazi (l’architettura) dell’edificio. Come il corpo, la scuola ha la capacità di esprimersi con la sua statura, la sua presenza, con il movimento che in essa si prospetta, si delineano atteggiamenti educativi più o meno aperti, più o meno all’avanguardia. Si propone l’impiego della metafora della scuola come un corpo, catturando alcune declinazioni fisiche ed espressive degli edifici scolastici (dalla sua ossatura, al suo metabolismo, alla sua empatia, fino a considerarne la postura e il movimento) in modo da costruire un ponte tra pedagogia e architettura lontano dal lessico consolidato tra tutte e due le discipline per aprirsi a concetti di scuola diffusa e in movimento.