Abstract
L’avventura dei servizi educativi per i più piccoli è iniziata in Italia agli inizi degli anni ’70 quando, dietro l’impulso di movimenti sindacali e femminili, venne varata una legge che istituiva l’asilo nido come servizio pubblico a sostegno del lavoro delle madri. Nel frattempo, a partire dagli anni ‘80 si sono sperimentati servizi integrativi al nido che hanno dato un impulso fondamentale ad assumere un nuovo sguardo su questa funzione sociale dei servizi per l’infanzia nella nostra società e così sono stati creati anche in Italia nuovi tipi di servizi per i bambini sotto i 3 anni [Musatti, Mayer 2003]. In provincia di Trento e di Bolzano è a partire dal 1993 che, con il Pacchetto Famiglia (Legge Regionale 24 Maggio 1993 e Legge Regionale N.4/2002) e con il “Nuovo ordinamento dei servizi socioeducativi per la prima infanzia”si promuove un’attenzione specifica ai servizi educativi per la fascia 0-3. La legge, oltre che riconoscere il diritto ad un equilibrato sviluppo psicofisico dei bambini, valorizza la famiglia, tentando una conciliazione tra le scelte professionali familiari ed una equa ripartizione delle responsabilità genitoriali tra uomini e donne. A tale scopo, a partire dal principio di sussidiarietà promuove una rete di servizi alla prima infanzia che garantisce una serie di opportunità socioeducative diversificate. Oltre al nido d’infanzia, la legge considera ampiamente il “nido familiare – o servizio di Tagesmutter” e altri servizi integrativi. Come descritto nell’art. 4 della succitata legge, il servizio di Tagesmutter consente alle famiglie di affidare in modo stabile e continuativo i propri figli a personale educativo (Tagesmutter) appositamente formato che, in collegamento con organismi della cooperazione sociale o di utilità sociale non lucrativa, fornisce educazione e cura ad uno o più bambini presso il proprio domicilio o altro ambiente adeguato ad offrire cure familiari. Nell’art. 5 la legge descrive gli altri servizi integrativi: i centri per bambini e genitori (ELKI), e gli spazi gioco e di accoglienza. I centri per bambini e genitori, opportunamente attrezzati ed organizzati per l'accoglienza delle bambine e dei bambini insieme ai genitori o ad adulti accompagnatori, forniscono occasioni di socialità e di gioco per i bambini e di incontro e comunicazione per gli adulti, secondo modalità che garantiscano la corresponsabilità tra adulti, genitori e personale educativo.” L’ELKI (Eltern-Kind-Zentrum, centro per genitori e bambini), è un luogo di accoglienza per genitori e bambini che ancora non frequentano la scuola dell’infanzia. È un servizio che nasce per arricchire l’offerta rivolta alle famiglie, si tratta quindi di uno spazio e di un tempo rivolto a sostenere, in una dimensione preventiva, la promozione del benessere delle famiglie, che sono viste come risorsa; secondo il motto “aiutare ad aiutarsi”. In altri termini il centro da un lato si pone a sostegno dei genitori e dall’altro è un laboratorio sociale e culturale in cui confrontarsi ed affrontare alcuni nodi che oggi si stringono attorno alla genitorialità. Questi centri offrono uno spazio quasi intimo in cui è difficile per adulti e bambini non sentirsi accolti e a proprio agio e dove il come si fa e il cosa si prova quando lo si fa risultano molto più importanti del cosa si fa, perseguendo così obiettivi più socio-affettivi che cognitivi. Non sono indicati per fare fronte a situazioni patologiche, ma per mettere a disposizione un supporto alla gestione della vita famigliare, alla difficoltà di conciliare impegni e tempi di lavoro e di cura. Di fatto questi centri costituiscono un ambiente intermedio, tra la condizione privata, e in qualche modo reclusa della vita domestica, e l’esposizione pubblica della vita sociale moderna. Lavorare con adulti e bambini insieme è diventata così la principale sfida con cui queste nuove realtà hanno cominciato a confrontarsi, mettendo progressivamente sempre più a fuoco la propria filosofia di servizio, orientata da un lato a promuovere opportunità di crescita e stimoli cognitivi per i bambini e dall’altra a raccogliere i bisogni diffusi di socialità e di informazione propri dell’essere genitori.