Abstract
Il “buon nome di un’attività” è prezioso. Da esso non dipendono solo le quantità vendute del prodotto, ma anche la loro valutazione nell’ambito dell’intera popolazione. Nemmeno il settore “frutticoltura altoatesina”, che tanto successo riscuote dal punto di vista economico, è esente da problematiche relative alla reputazione. Per quanto attiene alla coltivazione, ad esempio, la deriva di fitosanitari, l’impiego di erbicidi, le modifiche apportate al paesaggio (monocoltura, reti antigrandine) e problemi legati al traffico nelle zone frutticole durante il periodo della raccolta, tanto per citarne alcune. Nella fase di commercializzazione si pone l’accento talora, nonostante l’estetica e la certificazione di qualità della merce, sul gusto delle mele. L’articolo che segue (riassunto della relazione presentata nell’ambito della 61a Giornata Frutticola Altoatesina) mostra la necessità di una gestione professionale della reputazione e dell’immagine, spiega il processo della formazione della reputazione ed esamina quali siano le possibilità di miglioramento del “buon nome” della frutticoltura altoatesina.