Abstract
Quest’ultima edizione del Festival Dream City a Tunisi, è concentrata sulla posizione dell’artista rispetto alla libertà e caratterizzata, come le precedenti, dalla ricerca di un coinvolgimento del pubblico, presenta una selezione eterogenea di lavori, in prevalenza installazioni e azioni performative. Dal recupero di storie e memorie locali rimaste in ombra al tentativo di valorizzare attività tradizionali in via di sparizione alla realizzazione di azioni in strada che mettono in scena il conflitto, si è assistito a manifestazioni che affrontano questioni relative all’appartenenza, che rielaborano aspetti di cronaca, come nel caso delle tante proiezioni di diversi documentari sulla rivoluzione del gennaio 2011, o delle performances che allargano lo sguardo interrogandosi su quale possa essere il ruolo dell’arte e degli artisti a fronte di una crisi riconosciuta delle democrazie occidentali. Gli interventi proposti contribuiscono alla ricostruzione della sfera pubblica, ovvero a rimettere in gioco la sensibilità collettiva, a rimettere in gioco domande, ad aprire spazi di riflessione e di confronto (...)