Abstract
Questo articolo analizza la “semplificazione” come risposta normativa alla crisi di competitività europea, a partire dal Rapporto Draghi e dal suo uso della metafora dei “dazi interni”, per poi ricostruire la genealogia della better regulation come meta-regolazione capace di orientare, a monte, scelte legislative e priorità di policy. Su tale sfondo, i pacchetti Omnibus del 2025 (in ambito ESG e digitale) vengono letti come strumenti di intervento “di secondo livello” che incidono trasversalmente su fonti recenti, con una qualità diversa rispetto alle tradizionali tecniche di legiferazione migliore: non solo razionalizzazione procedurale, ma rinvio delle scadenze e riduzione del perimetro dei destinatari, con esiti riconducibili a una deregolazione selettiva. L’articolo evidenzia le implicazioni per certezza del diritto, tutela dell’affidamento e capacità conformativa dell’Unione (Brussels effect), nonché il rischio di confondere problemi di frammentazione e cattiva attuazione con un arretramento dell’acquis. In conclusione, propone una semplificazione alternativa, fondata sul completamento effettivo del mercato interno e su una differenziazione qualitativa degli obblighi in base a destinatari e rischio, senza indebolire il livello di tutela sostanziale.