Abstract
La geodesic dome fu progettata da Buckminster Fuller per far fronte all’emergenza abitativa che investì gli Stati Uniti durante la Seconda guerra mondiale. Tuttavia, nel corso di alcuni decenni la cupola è andata incontro a molteplici trasformazioni, rispondendo a diverse situazioni di emergenza, intercettando e anticipando differenti narrazioni della sopravvivenza. In questo senso, la dome verrà qui analizzata come un progetto archetipico di survival design. Particolare attenzione sarà rivolta al ruolo che la cupola di Fuller acquisì nella controcultura statunitense degli anni ‘60 e ‘70 come strumento e simbolo di sopravvivenza. La dome diventerà allora sia una proposta progettuale attraverso cui si pratica il design della sopravvivenza, sia una metafora narrativa che definisce una specifica idea di sopravvivenza.