Abstract
“Una molteplicità di culture e di lingue sono entrate nella scuola”: così riportavano, nel 2012, le Indicazioni Nazionali per la scuola dell’infanzia e del primo ciclo dell’allora Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. A dodici anni dalla loro pubblicazione, le scuole italiane e, tra queste, le scuole altoatesine hanno visto crescere la molteplicità di lingue e culture portate in classe dai loro alunni, anche grazie ai fenomeni legati alla globalizzazione e alla migrazione. Osservando la crescente complessità linguistica delle scuole altoatesine è necessario chiedersi quali siano le sue implicazioni per la didattica, in un territorio già fortemente votato all’educazione plurilingue attraverso le lingue ufficiali della Provincia e le lingue straniere, inglese in primis, considerate strategiche per la comunicazione e l’economia internazionali. Al di là dei necessari servizi di supporto e delle azioni di accompagnamento dei Centri Linguistici, mirati all’inclusione e allo sviluppo di competenze nelle lingue di scolarizzazione per alunni con retroterra migratorio, qual è (o quale dovrebbe essere) il posto delle lingue di migrazione nell’educazione plurilingue promossa dalle nostre scuole?