Abstract
NEL TEATRO INGLESE, Green Room è lo spazio antistante le scene, usato dagli attori come luogo di transizione e attesa prima dell’inizio della rappresentazione. A Milano, “Green Room” è il titolo di un progetto di Davide Savorani che ha trasformato lo spazio espositivo di Careof in un dispositivo attivo e in continua metamorfosi, dove i visitatori diventano testimoni e al contempo protagonisti della scena.
Per due mesi, Savorani ha trasferito nella galleria parte del suo archivio personale di opere, installazioni, disegni ed elementi derivati da precedenti performance per congiungerli a nuove produzioni. Smontati, riassemblati e ripensati in configurazioni inedite, gli elementi sono stati trattati dall’artista con modalità differenti: lasciati da parte, in attesa di un loro ipotetico utilizzo futuro, come fossero macchine da lavoro esposte in un museo, o attivate come un ensemble di performer in azione. Lo spazio è stato abitato da figure dai diversi profili: il performer Michelangelo Miccolis, che attivava le opere in mostra; una danzatrice chiamata a riconfigurare quotidianamente il set; una studentessa di liceo artistico che ha realizzato una serie di disegni a testimonianza delle varie forme assunte dalla mostra; il coreografo Marco Mazzoni e il ricercatore in filosofia Diego Donna che, parzialmente nascosto dietro una parete, si è esercitato redigendo per giorni ad alta voce un suo testo sul concetto di tempo, epoca, fallimento e sospensione del giudizio. Come ricorda l’artista, ogni presenza legata a una sapienza, nell’amplificare le sue riflessioni, ha contribuito a porre in una situazione di instabilità lo stesso autore. “A Diego Donna ho chiesto di elaborare un testo che facesse perno sulla sua idea di epoca e di ostacolo. Per la prima volta ho sentito l’urgenza di ospitare la parola all’interno di un mio lavoro e mi è stato chiaro che questa doveva avere il peso di un pensiero filosofico originale, piuttosto che una raccolta di citazioni. A Marco Mazzoni invece, danzatore e artista, ho chiesto di dirigere e preparare un club di figuranti. Anche in questo caso ho voluto affidare il ruolo a un professionista, capace di interrogarsi sul gesto e sul movimento per poi trasmetterlo al club”. Nella sua ultima fase il progetto si è ulteriormente aperto. Per una sera l’artista Alicia Frankovich e Barokthegreat, duo composto dalla danzatrice Sonia Brunelli e la musicista Leila Gharib, sono state invitate a utilizzare “Green Room” come set per nuovi interventi. Il concetto di mostra come luogo di produzione, che — per usare ancora le parole dell’artista — “espone la costruzione progressiva di un lavoro piuttosto che contenere la sua forma compiuta”, si rende qui in tutta la sua immediatezza.
Cassa di amplificazione del progetto “Green Room”, o addirittura suo preambolo, è stato “Club Epoc-”, intervento realizzato negli spazi del Teatro Elfo Puccini di Milano per due sere.Come in “Green Room” anche in “Club Epoc-” il set è precario, mobile, fragile, una continua anteprima di qualcosa che non è prestabilito ma è sempre in divenire — come ricorda la voce metallica che a intervalli regolari pronuncia la parola “preview”, sovrapposta al rumore dell’acqua di una fontana. La sala Pina Bausch del teatro diventa un club, una piazza, un luogo di incontro e studio, in cui gli arredi — parti di vecchie scenografie conservate nei magazzini dell’Elfo — entrano in dialogo con la presenza del filosofo Donna, con la classe di figuranti guidata dal coreografo Mazzoni e con lo stesso pubblico. Su tutto incombe la luce viola del neon “No Time to Show” a ricordare l’urgenza di ripensare le modalità di creazione di un lavoro e la sua esibizione.