Abstract
La fortuna pluriennale dell’approccio comunicativo nell’insegnamento delle lingue straniere e della L2 sembrerebbe far pensare a manuali attenti alla componente pragmatica, in cui l’attenzione a un uso contestuale della lingua si traduce in compiti di apprendimento e in una riflessione linguistica volta a scoprire le regole conversazionali. Seppur meno stabili delle regole grammaticali, anche queste, infatti, sono norme che è importante seguire quando si voglia raggiungere, in modo pragmaticamente adeguato e non solo grammaticalmente corretto, lo scopo comunicativo che ci si prefigge.
Il contributo affronta la questione proponendo un’analisi dei manuali per l’insegnamento dell’Italiano L2, limitata all’uso che questi fanno delle telefonate di servizio, a partire da alcune domande: i corsi di lingua tengono conto della componente pragmatica, vale a dire degli scopi per cui la lingua viene utilizzata? Se sì, in che misura l’apparato didattico soddisfa gli scopi comunicativi? Gli esiti del lavoro condotto dall’autrice sono per certi versi sorprendenti, come avrà modo di scoprire il lettore. Le considerazioni fatte non mancheranno di offrire anche ai docenti delle altre lingue spunti utili per valutare la congruenza tra dichiarazione di intenti e pratica, sia al momento di procedere all’analisi dei materiali didattici ai fini dell’adozione dei libri di testo, sia per inserire in modo più consapevole e pervasivo la riflessione linguistica nelle pratiche di classe, allargandola dalla sola componente grammaticale alla componente pragmatica della lingua.