Abstract
Nel 2004 l’Ufficio Questioni linguistiche della Provincia autonoma di Bolzano tenne una relazione sull’utilizzo di un linguaggio non discriminatorio. In quell’occasione vennero presentati i primi passi nell’amministrazione provinciale, sotto forma di raccomandazioni, per introdurre un linguaggio che valorizzasse l’identità di genere nelle lingue italiano e tedesco, lingue co-ufficiali in questa provincia. L’italiano istituzionale altoatesino, per influenza del tedesco in cui il dibattito sull’uso non sessista della lingua risale a oltre 40 anni fa, iniziava a confrontarsi con cariche, professioni e altri agentivi al femminile.
Con il tempo le raccomandazioni sono diventate norma: l’art. 8 della LP 5/2010 stabilisce che le leggi, i regolamenti, le delibere di Giunta, i regolamenti e gli atti dell’amministrazione della Provincia autonoma di Bolzano debbano essere formulati “in un linguaggio rispettoso dell’identità di genere”. Nella definizione del legislatore provinciale, si tratta di un “linguaggio […] che dà visibilità alla donna sul piano linguistico; esso non abbisogna necessariamente di continue dizioni doppie” (art. 2, co. 1, lett. f). Per quanto la misura parta da una concezione binaria del linguaggio inclusivo, de facto si consiglia l’uso di forme inclusive.
Da questa norma nascono le Direttive per il linguaggio di genere emanate per dare alla pubblica amministrazione provinciale uno strumento snello e facile da usare in fase di redazione dei testi amministrativi. Le due versioni linguistiche delle direttive tengono conto delle differenze linguistiche e delle distinte strategie possibili in italiano e tedesco per una comunicazione inclusiva.
Nel presente contributo illustreremo le strategie per la scrittura inclusiva proposte nelle linee guida provinciali altoatesine. Porteremo esempi concreti di quali difficoltà si affrontino ancora oggi all’interno dell’amministrazione per redigere e tradurre testi inclusivi. Approfondiremo inoltre gli aspetti terminologici come mancanza di consuetudine (es. medica), assenza di fonti di attestazione e astrattezza dei termini giuridici (es. fascicolo del difensore).
Per la scrittura inclusiva non esiste di fatto ancora un’unica norma o raccolta di regole. La redazione inclusiva delle amministrazioni pubbliche richiede dunque una riflessione contestuale, volta a comunicare in maniera adeguata alla situazione specifica e all’argomento trattato, in maniera corretta, comprensibile e scorrevole. Ciò implica anche una scelta tra le varie strategie di neutralizzazione e una riflessione su quali siano effettivamente comprensibili e accettate da un ampio pubblico. Leggibilità e efficacia comunicativa sono pertanto i principi cardine da rispettare.