Abstract
Negli ultimi 5 anni i flussi di immigrazione registrati nei paesi dell'Unione hanno implementato significativamente la presenza di bambini provenienti da culture “altre”. La marcata eterogeneità di situazioni ha implicato il rovesciamento degli stili educativi e didattici, ponendo in primo piano la necessità di promuovere una reale partecipazione e pari opportunità di apprendimento. In questo orientamento, si è reso necessario sostenere un nuovo modo di pensare la didattica dell’arte e i linguaggi espressivi.
Le politiche europee in materia di integrazione degli immigrati[1], volte a garantire l'uguaglianza e a prevenire ogni discriminazione razziale o etnica, hanno trovato attuazione nel Piano sull`integrazione recentemente varato[2]: l´arte e i suoi linguaggi si propongono come potenti mediatori della comunicazione e svolgono una importante funzione di scaffolding a sostegno dei bambini e dei giovani provenienti da contesti migratori. Le pratiche artistiche e le loro didattiche fungono da supporto alle scuole per il raggiungimento di buoni risultati: tali azioni sono volte principalmente a promuovere l’equità, l’istruzione inclusiva, l’educazione, le relazioni cooperative e il dialogo interculturale, attraverso lo sviluppo di nuovi linguaggi artistici.
[1] Nel 2005, l’UE ha varato il Piano quinquennale d’azione in materia di immigrazione, conosciuto come il programma dell’Aia. L’integrazione degli immigrati figurava come uno dei principali temi all’ordine del giorno. Il programma ha istituito un fondo per l’integrazione, con la raccomandazione agli Stati membri di sviluppare corsi di lingua e di educazione civica per immigrati. Quando il periodo di validità del piano dell’Aia è scaduto, un nuovo schema pluriennale per il periodo 2010-2015 è stato elaborato a Stoccolma. Il piano di Stoccolma ha ribadito il ruolo fondamentale dei servizi linguistici degli stati membri, pur insistendo sul fatto che gli sforzi di integrazione devono essere effettuati in tutti i settori della vita pubblica e sociale. In risposta alla richiesta del programma di Stoccolma di rafforzare il coordinamento e migliorare gli strumenti e le strutture per lo scambio di conoscenze in materia di integrazione, nel luglio 2011 la Commissione ha adottato l’Agenda europea per l’integrazione dei cittadini di paesi terzi (Commissione Europea, Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni, doc. COM(2011) 455 definitivo, Bruxelles, 20 luglio 2011). In essa viene individuato quale scopo dell’integrazione il dispiegamento del potenziale dell’immigrazione e del valore costituito dalla diversità. Nell’agosto 2013, è stato pubblicato uno studio sullo stato, sugli sviluppi e sull’uso degli indicatori comuni europei per monitorare lo stato dell’integrazione dei migranti e per valutare le politiche d’integrazione attuate dai vari Stati membri. In questo rapporto, commissionato dalla Commissione Europea, vengono descritte le modalità in cui gli indicatori possono essere utilizzati per comprendere i vari contesti nazionali, valutare i risultati delle politiche interne adottate e stabilire nuovi obiettivi per migliorare l’integrazione dei migranti (EUROPEAN COMMISSION, Using EU Indicators of Immigrant Integration, Bruxelles, marzo 2013).
[2] Il 7 giugno 2016 la Commissione ha adottato un nuovo Piano d'azione sull'integrazione dei cittadini di paesi terzi. http://europa.eu/rapid/press-release_IP-17-5352_it.htm. Ultimo accesso 21.03.2018.