Abstract
L´articolo esamina la discrezionalitá amministrativa quale elemento intrinseco ai provvedimenti amministrativi; si evidenzia la sua natura di apprezzamento comparativo tra diversi interessi pubblici per giungere alla deliberazione piú idonea per la pubblica amministrazione.
Sono esplorati in seguito i quattro ambiti in cui si esplica la discrezionalitá tecnica: 1. la possibilitá di agire, 2. il contenuto del provvedimento, 3. le modalitá di agire e 4. il tempo in cui emanare l´atto.
Sono quindi passati in rassegna ed esaminati quelli che sono i limiti efficaci, di natura generale, all´esercizio della discrezionalitá: l´interesse pubblico, la causa del potere e i principi di logica, ragionevolezza e imparzialitá, il rispetto delle norme sul procedimento e la motivazione delle scelte deliberate.
L´articola dedica anche spazio alla c.d. discrezionalitá tecnica intesa come mero giudizio cioè una valutazione e applicazione di principi, cognizioni e mezzi forniti o desunti dalla tecnica, dalle scienze e dall´arte, ovvero dalle scienze non giuridiche.
La discrezionalitá tecnica é sindacabile dal giudice amministrativo sotto il profilo dell´eccesso di potere; nello specifico è verificata l´applicazione dei principi di coerenza logica: l´illogicitá manifesta, la motivazione contraddittoria, l´incongruenza, l´errore di fatto, etc.; ma non sfugge al sindacato amministrativo la stessa scelta tecnica.
L´ultima parte dell´articolo è dedicata alla discrezionalitá gestionale in ambito comunale, introdotta di recente nell´ordinamento. Nel contributo si chiarisce che all´esercizio della discrezionalitá di gestione consegue la c.d. responsabilitá di risultato o manageriale.
Completano il contributo una selezione di problemi e di casi pratici relativi all´esercizio della discrezionalitá nel settore dell´urbanistica e della direzione amministrativa, e una scelta di sentenze sulla materia emanate dal Consiglio di Stato.
L´articolo esamina la discrezionalitá amministrativa quale elemento intrinseco ai provvedimenti amministrativi; si evidenzia la sua natura di apprezzamento comparativo tra diversi interessi pubblici per giungere alla deliberazione piú idonea per la pubblica amministrazione.
Sono esplorati in seguito i quattro ambiti in cui si esplica la discrezionalitá tecnica: 1. la possibilitá di agire, 2. il contenuto del provvedimento, 3. le modalitá di agire e 4. il tempo in cui emanare l´atto.
Sono quindi passati in rassegna ed esaminati quelli che sono i limiti efficaci, di natura generale, all´esercizio della discrezionalitá: l´interesse pubblico, la causa del potere e i principi di logica, ragionevolezza e imparzialitá, il rispetto delle norme sul procedimento e la motivazione delle scelte deliberate.
L´articola dedica anche spazio alla c.d. discrezionalitá tecnica intesa come mero giudizio cioè una valutazione e applicazione di principi, cognizioni e mezzi forniti o desunti dalla tecnica, dalle scienze e dall´arte, ovvero dalle scienze non giuridiche.
La discrezionalitá tecnica é sindacabile dal giudice amministrativo sotto il profilo dell´eccesso di potere; nello specifico è verificata l´applicazione dei principi di coerenza logica: l´illogicitá manifesta, la motivazione contraddittoria, l´incongruenza, l´errore di fatto, etc.; ma non sfugge al sindacato amministrativo la stessa scelta tecnica.
L´ultima parte dell´articolo è dedicata alla discrezionalitá gestionale in ambito comunale, introdotta di recente nell´ordinamento. Nel contributo si chiarisce che all´esercizio della discrezionalitá di gestione consegue la c.d. responsabilitá di risultato o manageriale.
Completano il contributo una selezione di problemi e di casi pratici relativi all´esercizio della discrezionalitá nel settore dell´urbanistica e della direzione amministrativa, e una scelta di sentenze sulla materia emanate dal Consiglio di Stato.