Abstract
Formazione ed informazione sono legati non solo per assonanza linguistica. Non ha senso produrre sapere se non viene correttamente divulgato, non è informazione sensata la divulgazione che non sia selettiva, cernita ordinata e qualitativa del dato, riducendosi piuttosto ad un nichilismo per superfetazione: talmente tante nozioni immesse nei media da disorientare non solo gli specialisti, ma lo stesso grande pubblico. Ben prima dello scandalo delle fake news, l’Institut ha dedicato un convegno internazionale alla qualità fra formazione ed informazione, facendo emergere la centralità dell’università, luogo - ad un tempo - di formazione degli studiosi, dei professionisti e di produzione del sapere. Diversamente dagli altri istituti scolastici, l’università si caratterizza per la libertà di insegnamento: non tanto un programma ministeriale unitario che il docente è tenuto a seguire, con verifiche periodiche di apprendimento, quanto la libertà dei temi di ricerca che assorbono la maggior parte del tempo, mentre la lezione è la partecipazione ai più giovani di quanto è lo stato attuale della ricerca. Di qui l’essenzialità dell’autonomia vera dell’università, sia di matrice pubblica, sia da sussidio privato, ove la fonte di sostentamento non può incidere sui profili scientifici. Altrettale l’autonomia degli organi di informazione, favorita dal pluralismo e - ancora una volta - dalla cesura tra le risorse economiche e la direzione scientifica dell’organismo. Tutto ciò, ricordando come a partire dal 1088 le università abbiano contribuito alla circolazione degli studiosi e delle idee, edificando la vera Europa.