Abstract
Il lavoro pubblica, rielaborate ed arricchite, le relazioni svolte durante un ciclo di incontri seminariali organizzati a Bolzano dall'Area Minoranze ed Autonomie dell'Accademia Europea in collaborazione con l'Ufficio di Presidenza della Provincia autonoma di Bolzano. Il tema della serie di approfondimenti è stato 'La riforma del Titolo V, parte seconda, della Costituzione Italiana. Analisi ed effetti per la Provincia autonoma di Bolzano'. Tra aprile e giugno 2003 si sono succeduti sul palco sei relatori, preceduti da una relazione introduttiva del prof. Paolo Carrozza e conclusi da una tavola rotonda presieduta dal prof. Roberto Toniatti.Gli incontri, cui hanno preso attivamente parte funzionari di alto livello delle amministrazioni provinciali, hanno avuto ad oggetto il futuro dell'autonomia speciale a seguito della riforma costituzionale, nei suoi risvolti teorici e pratici. I temi trattati, in particolare, sono stati i nuovi strumenti di concertazione e di raccordo formali ed informali fra i livelli di governo, il nuovo riparto delle competenze legislative ed amministrative nel nuovo ordinamento della Repubblica, la regolazione del mercato del lavoro e il potere estero regionale a fronte della riforma costituzionale. Queste tematiche sono state scelte perché rappresentano settori paradigmatici, da un lato della necessità di un profondo cambiamento del modus operandi di ciascun ente territoriale e del proprio ruolo a fronte della riforma del sistema regionale italiano, e dall'altro dell'opportunità di costruire nuovi modelli di relazione sia tra i diversi livelli di governo, sia tra la dimensione pubblica e quella privata. Dal felice confronto di prassi e cultura amministrativa ed esperienza scientifica sono così emersi i profili di interesse e le possibili conseguenze applicative per la Provincia di Bolzano, quali scaturiscono dalla recente importante stagione di riforme costituzionali. È risultata, inoltre, evidente l'esigenza di un'attenta e periodica riflessione sul lungo processo di adeguamento che le istituzioni politiche ed amministrative, a tutti i livelli, sono chiamate ad affrontare. L'introduzione di un nuovo modello di regionalismo, dove la differenziazione diventa normalità, apre infatti interessanti prospettive per un'ulteriore valorizzazione delle identità regionali, purché si sappia interpretare saggiamente e strategicamente il nuovo complesso quadro costituzionale di riferimento. In tale dimensione si inserisce il processo di riscrittura degli statuti regionali, della forma di governo regionale e provinciale e l'organizzazione dei nuovi poteri locali. Questo processo si sta rivelando, come noto, particolarmente complesso, lento, irto di ostacoli, e sta recentemente mettendo in evidenza anche una certa sospettosità nei rapporti reciproci tra lo Stato e le autonomie, segnatamente quelle speciali, le quali si mostrano, di conseguenza, estremamente caute nell'intraprendere la revisione dei rispettivi statuti. Pare quasi potersi affermare che la scelta sinora compiuta sia quella di preferire lo status quo ante alla riforma – ritenuto quanto meno consolidato nelle certezze normative ed applicative – rispetto alle maggiori possibilità ma anche ai rischi introdotti dal processo di revisione costituzionale, non ancora ultimato ed anzi prevedibilmente destinato ad arricchirsi di ulteriori tasselli. Peraltro, lo Stato non cessa di mostrare segnali poco incoraggianti per le autonomie, come dimostrano la direttrice prettamente centralistica assunta dalla legge di attuazione del Titolo V (cd. "legge La Loggia", l. 131/2003) e la proposta di riforma in corso di discussione in Parlamento (cd. 'devolution'). Pur dovuto insomma ad un "concorso di colpa" tra Stato e Regioni (ed a ragioni antitetiche), è evidente il rischio, in questa fase, di un eccessivo rallentamento del processo federalistico dell'ordinamento italiano. E' da augurarsi che questo rallentamento non culmini in un soffocamento. Per evitare questo rischio, è essenziale che non solo la politica, ma anche la prassi amministrativa, sappiano cogliere le opportunità autonomistiche insite nel rinnovato quadro costituzionale, utilizzando al meglio delle loro possibilità gli strumenti esistenti.