Abstract
Per chi si accinge a redigere il bilancio di una PMI, conoscere l’evoluzione dei principi contabili italiani e internazionali è necessario ma non più sufficiente. La sostenibilità e la digitalizzazione avranno un impatto sulle imprese, sui professionisti e sul mondo bancario, paragonabile a quello che il recepimento della IV Direttiva CEE ha avuto sul bilancio di esercizio negli anni Novanta del secolo scorso.
L’attenzione ai temi della sostenibilità impone oggi che, oltre ai risultati finanziari, dai documenti di bilancio gli stakeholder possano comprendere anche “come” i beni e servizi - che hanno generato un determinato fatturato e certi utili - sono stati prodotti e con quale impatto per ambiente, dipendenti, clienti, fornitori, e comunità.
La trasformazione digitale, d’altro canto, ha contribuito a creare nuovi modelli di business che fondano il loro vantaggio competitivo su beni intangibili. A questi beni intangibili si sono affiancate le criptoattività, ponendo nuove sfide non solo alla rilevazione contabile ma anche alla disclosure del patrimonio immateriale dell’impresa. Saper quantificare e spiegare detto valore intangibile, può fare la differenza tra essere considerata un’impresa in crisi o essere percepita come un’iniziativa imprenditoriale attrattiva per investitori e finanziatori.
In tale contesto, la relazione sulla gestione, tradizionalmente “in coda” al bilancio, ne diventerà il documento principale, destinato a raccontare la strategia aziendale, descrivere il modello di business con i KPI aziendali che ne decretano il successo ed infine, ma non meno importante, ad accogliere la dichiarazione di sostenibilità. Infatti, i prospetti contabili non sono più sufficienti a rappresentare la realtà aziendale e la sua performance. Siamo entrati anche in Italia nell’era del “narrative reporting” che è alla base di ciò che il regolatore britannico chiama “Strategic Report” e che è obbligatorio nel Regno Unito dal 2013.