Abstract
Paolo Somigli: Introduzione. breve storia di una ricerca, breve storia di un libro
Il volume è un primo frutto della ricerca Tra Didattica, Divulgazione e Pubblicistica: le traduzioni italiane parziali degli scritti di Schönberg tra gli anni ’10 e gli anni ’50 e la loro incidenza sulla pedagogia e la formazione musicale (DiDiPuSc) avviata nel settembre 2014 in ideale continuità con alcuni studi condotti da chi scrive sulla recezione italiana dell’atonalità e della dodecafonia.[1]
L’idea specifica dell’indagine si è definita nella prima metà del 2014 come proposta di progetto di ricerca per la Facoltà di Scienze della Formazione della Libera Università di Bolzano, alla quale chi scrive afferisce, con lo scopo di indagare un aspetto della recezione italiana di Schönberg tanto inesplorato quanto, alla luce di alcuni indizi, interessante e promettente: le traduzioni parziali degli scritti di Schönberg apparse in Italia nella prima metà del secolo scorso. Data la tematica il progetto di ricerca ha comportato fin dall’inizio il coinvolgimento di uno studioso tedesco di germanistica esperto in problematiche relative alla recezione e alla traduzione italiana di testi germanici del Novecento, Arno Schneider, e di un musicologo in forza all’Università delle Arti di Vienna, autore della traduzione italiana del Musikalischer Gedanke di Schönberg, Francesco Finocchiaro.[2]
La figura di Arnold Schönberg quale straordinario didatta e divulgatore, oltreché musicista, teorico e compositore, e la stessa collocazione della ricerca in una Facoltà di Scienze della formazione hanno tuttavia incoraggiato ad affrontare la questione anche in una prospettiva più articolata, di tipo educativo. Pertanto non ci si è limitati al proposito di un’indagine puramente storico-musicale sulla prima recezione degli scritti schönberghiani ma si è esteso il raggio della riflessione alla presenza del compositore nella didattica musicale in Italia e all’incidenza che sull’educazione e sulla formazione musicale anche quella prima recezione non solo musicale ma anche ‘letteraria’ può aver avuto.
Così impostata, la ricerca ha dunque puntato prima di tutto a passare in rassegna le citazioni, anche brevissime, sparse in traduzione nella stampa italiana tra gli anni ’10 e gli anni ’50, sempre collocandole e leggendole nel loro contesto culturale e musicale. Di tali citazioni, a volte anche di una sola frase o addirittura d’una sola parola, e proprio per questo talora ancor più interessanti, si è mirato a vagliare la fonte, il rapporto col dettato tedesco o inglese, le implicazioni o le funzioni ideologiche fino a tentare di coglierne — quando possibile — il possibile impatto in àmbito educativo e le ricadute tuttora attuali.
In una realtà come l’Alto Adige è stato però naturale non chiudere la ricerca in confini nazionali rigidi ma all’opposto aprirla ancor più in termini internazionali e mirare a una lettura e a una riflessione di più ampio respiro. È scaturito da questo, alla fine dell’ottobre 2015, un seminario di studio internazionale nel quale i primi risultati della ricerca sono stati esposti alla comunità scientifica e studiosi provenienti da Austria e Germania sono stati chiamati a un confronto sulle differenti tradizioni ed esperienze didattiche legate a Schönberg, alla sua proposta, ai suoi scritti e alla sua musica. Si è delineato così uno sviluppo ulteriore della ricerca, per un verso già previsto in sede progettuale e per un altro caratterizzato alla prova dei fatti da tratti più marcati di quanto non si fosse inizialmente preventivato e come tale meritevole in sé di diffusione.
Prende forma così il presente volume. Esso presenta sia contributi di tipo storico-musicale in senso tradizionale sia contributi nei quali l’approccio guarda più specificamente ai contesti scolastici ed educativi e all’applicazione pratica.
Il libro si apre con un contributo dedicato ai principali esiti della ricerca sulle traduzioni italiane dei testi di Schönberg e sulla fortuna di questi ultimi in Italia nella prima metà del Novecento. Per ragioni di spazio, il contributo offrirà solo una sintesi di quanto emerso nell’attività di ricerca con particolare attenzione al periodo anni Dieci-Quaranta; il lettore interessato troverà comunque un’illustrazione più ampia e sistematica della questione in una specifica monografia già adesso in preparazione. Il discorso prosegue quindi coi contributi dedicati ad aspetti differenti dell’azione e della recezione degli scritti, della teoria e della musica schönberghiana nel contesto dell’educazione e della divulgazione musicale di oggi. Francesco Finocchiaro riflette sul portato comunicativo della metafora negli scritti di Schönberg e sulle conseguenze ch’essa comporta, anche in sede di traduzione, non solo in termini meramente linguistici ma anche di pedagogia e divulgazione musicali. Attraverso un sapiente incrocio di scritti editi e inediti Eike Feß si sofferma sul rapporto tra Schönberg e il ‘popolare’ e riflette su come quest’aspetto possa offrirsi quale risorsa didattica nel contesto formativo attuale.[3] Elisabeth Aigner-Monarth e Hanne Muthspiel-Payer illustrano i cardini di alcune attività didattiche messe in opera all’Arnold Schönberg Center di Vienna nell’àmbito dei loro programmi di Musikvermittlung per bambini dell’età della scuola dell’infanzia e primaria e per ragazzi della secondaria; ne emerge un contributo dai caratteri e obiettivi soprattutto pratici e descrittivi, rivolto in particolare agli insegnanti e agli educatori: esso dà conto d’un percorso di formazione musicale e vuole offrire stimoli e suggestioni da attuare nel concreto delle varie realtà formative. Riallacciandosi ad una corrente di studi consolidata in Germania e dedicata all’osservazione, analisi e discussione della produzione editoriale scolastica, Eva Verena Schmid passa in rassegna in ottica comparata la trattazione schönberghiana in alcuni manuali di educazione musicale in uso nelle scuole pubbliche italiane e tedesche ed evidenzia quali sono gli aspetti del compositore che ancor oggi possono esser messi maggiormente in luce nelle scuole dei due Paesi. Il compositore e didatta Hubert Stuppner si sofferma sul Pierrot lunaire e sulla rivoluzionaria modalità d’enunciazione del testo in Sprechgesang: ne sottolinea la relazione con la lingua parlata in termini di ritmo e prosodia e suggerisce così possibili prospettive anche per la didattica della lingua. Su aspetti di tipo linguistico si sofferma anche Arno Schneider: affronta Un sopravvissuto di Varsavia e si concentra su aspetti relativi alla traduzione del complesso testo verbale — che Schönberg predispone in inglese, tedesco ed ebraico — in particolare per quanto riguarda le frasi in tedesco, per indicarne potenziali e fruttuosi impieghi in sede didattica. Antonella Coppi, alla fine, riflette su alcune implicazioni in àmbito educativo degli scritti ‘sociali’ del compositore austriaco.
Emerge da tutto questo un volume che per un verso intende inquadrarsi come tassello nel mosaico degli studi su Schönberg e sulla sua fortuna in Italia e in Europa e per un altro vuole offrirsi come strumento di riflessione pedagogica e d’azione didattica, in coerenza con lo spirito di un uomo e di un artista che, come ha ricordato di recente la figlia Nuria Schoenberg Nono, da sempre «amava l’insegnamento» e di sé «diceva: “Da ragazzo, appena conoscevo qualcosa di più dei miei compagni, glielo spiegavo”».[4]
[1] Si vedano in particolare Paolo Somigli, «Atonalità» e «dodecafonia» in Italia nella prima metà del Novecento, in «Musica e Storia», X, 2002, pp. 331-354; id., La prima serialità in Carlo Prosperi fino agli anni Sessanta in Carlo Prosperi e il Novecento musicale a Firenze, a c. di M. Ruffini, Polistampa, Firenze 2008, pp. 423-439; id., La Schola fiorentina, Nardini, Firenze 2011. Il termine ‘atonalità’ si usa per praticità e nella consapevolezza delle problematiche che presenta (sulla questione cfr. somigli, «Atonalità» e «dodecafonia», pp. 331-334 e 343-353).
[2] Cfr. Arnold Schönberg, Il pensiero musicale, a c. e traduzione di F. Finocchiaro, Astrolabio, Roma 2011.
[3] Una recente trattazione generale sul rapporto tra popular music e formazione musicale in Popmusik-Vermittlung. Zwischen Schule, Universität und Beruf, a c. di M. Ahlers, LIT, Berlin 2015.
[4] Nuria Schoenberg Nono, Scritto in apertura di Arnold Schönberg, Trattato di armonia, a c. di A. M. Morazzoni, traduzione di G. Viviani, il Saggiatore, Milano 2014, p. XI.