Abstract
Questa tesi propone un’indagine intorno agli approcci speculativi e alle pratiche critiche che sono emerse negli ultimi decenni all'interno del campo del design, e che oggi ne costituiscono un'estensione riconosciuta. L'obiettivo della ricerca è di determinare in quali condizioni questi approcci critico-speculativi sono in grado di costruire forme di conoscenza critiche e “situate”, orientando le pratiche progettuali verso l'articolazione e la ridefinizione di un determinato problema, piuttosto che verso la sua risoluzione. Dopo un inquadramento generale del campo d'indagine in cui s'inserisce la ricerca (cap. 1), viene restituita una mappatura critica dello stato dell'arte attraverso un'analisi dei casi più significativi di design critico-speculativo (cap. 2). Questa mappatura servirà per descrivere la pluralità di approcci e di pratiche che questo termine porta con sé, e per farne emergere sia le strategie progettuali più interessanti che i limiti e le lacune. A fronte di questa analisi vengono introdotti alcuni concetti teorici presi a prestito da altri ambiti disciplinari: in particolare si farà riferimento al campo di ricerca delle politiche della rappresentazione e al concetto di “situated knowledge” emerso nel campo dei cultural studies e della filosofia politica (cap. 3.1). Le idee di critica e di speculazione verranno quindi ripensate e riconfigurate, integrando l'analisi del capitolo 2 con le prospettive teoriche emerse da questi nuovi concetti. Attraverso questa riconfigurazione si cercherà di delineare una metodologia progettuale attraverso cui la speculazione è in grado di costruire una conoscenza critica e “situata” (cap. 3.2). Verranno infine discusse le potenzialità che il design critico-speculativo acquisisce nell'ambito politico, per dimostrare come queste pratiche possano inserirsi nei processi di articolazione e rappresentazione dei conflitti e delle tensioni politiche e sociali (cap. 4).