Abstract
Negli ultimi anni c’è stato un crescente interessamento nei confronti delle problematiche legate alla presenza di acidi nucleici nel suolo e alla biodiversità.
Il dibattito sugli organismi geneticamente modificati (Kowalchuk et al., 2003) e sul crescente sfruttamento delle risorse naturali è sempre più acceso e, d’altra parte, è indubbio che vi siano sempre maggiori evidenze che l’impatto dell’attività antropica sull’ambiente non è privo di conseguenze (Øvreås et al., 1998; Torsvik et al., 1998). Risulta quindi essenziale possedere degli strumenti atti a valutare tali cambiamenti ed, eventualmente, a recuperare situazioni di degrado ambientale (Iwamoto and Nasu, 2001).
Inoltre conoscere i microrganismi presenti ed attivi in un ecosistema fornisce importanti informazioni sui cicli biogeochimici che vi possono avvenire (Ye and Thomas, 2001). Infatti i microrganismi ne sono profondamente coinvolti ed in alcuni casi sono gli unici agenti biologici in grado di rigenerare i nutrienti in forme che gli altri esseri viventi sono in grado di assorbire (Nies, 1999).
Inoltre i microrganismi costituiscono un enorme potenziale metabolico che potrebbe essere utilizzato per risolvere alcuni seri problemi ambientali ed alimentari che l’essere umano sta già cominciando a fronteggiare.