Abstract
Le difficoltà nell’apprendimento della scrittura manuale risultano essere sempre più frequenti già a partire dai primi anni di scolarizzazione in cui si registra un bisogno crescente di interventi volti a sostenere e sviluppare le abilità coinvolte nell’acquisizione della scrittura manuale.
La presente Tesi ha come obiettivo quello di verificare l’efficacia di un training ludico-didattico mirato a potenziare le abilità grafomotorie, nel tempo. Il progetto è stato rivolto a due gruppi distinti di alunni: da un lato ha visto il coinvolgimento di un gruppo di 31 bambini dell’ultimo anno della scuola dell’infanzia, dall’altro di un gruppo di alunni di prima classe della scuola primaria che, nel corso dell’anno precedente, avevano preso parte ad un progetto similare.
A questo proposito, la prima domanda di ricerca prevede di verificare i possibili benefìci derivanti dalla proposta di un training a carattere ludico, la cui finalità è quella di stimolare le abilità grafo-motorie di base di un gruppo di bambini dell’ultimo anno della scuola dell’infanzia, in previsione dell’apprendimento della scrittura manuale.
Il secondo obiettivo consiste nel monitorare longitudinalmente se e in che misura, nel passaggio fra la scuola dell’infanzia e la scuola primaria, le abilità grafomotorie dei bambini identificati l'anno precedente a rischio di sviluppo nel dominio della motricità fine avessero subito delle modificazioni. Per alcuni di loro è poi stato deciso di potenziare ulteriormente le abilità grafomotorie con lo scopo di limitare, ove possibile, l’insorgere di “poor handwriters”, ovvero bambini che presentano diverse difficoltà di scrittura.
In entrambi gli ordini di scuola sono state programmate due valutazioni: una all’inizio del progetto (T1) e una dopo lo svolgimento dell’intervento (T2). Dai dati raccolti è stato possibile osservare che la proposta di un training, volto a sostenere le componenti visivo-percettive e le abilità di motricità fine, produce degli effetti benèfici sulle componenti della scrittura manuale, riducendo al minimo la possibilità che gli studenti sviluppino un profilo di “poor handwriter”, nonché una bassa autostima rispetto alle proprie capacità di produrre un gesto grafico leggibile.