Abstract
Nei primi anni del Novecento Maria Montessori ideò e sperimentò un Metodo che rivoluzionò le teorie pedagogiche e le prassi didattiche dell’epoca. Fondamentale fu la sua riflessione sul ruolo dell’educazione nella costruzione della pace mondiale, caratterizzata dal rifiuto per ogni forma di nazionalismo e dalla concezione di umanità come “Nazione Unica”. Un pensiero innovativo, in una società fortemente connotata da un’ideologia nazionale e monolingue.
In questa prospettiva il linguaggio[1] è, per Maria Montessori, un elemento fondamentale della dimensione umana e sociale ed è grazie ad esso che le persone possono mettersi in relazione e comprendersi.
Tuttavia, nonostante queste premesse, nel pensiero montessoriano non si fa mai riferimento ad una prospettiva plurilingue dell’apprendimento. Pur descrivendo la condizione umana come naturalmente multilingue e multiculturale, Montessori non delineò mai una proposta per l’apprendimento linguistico in scuole che adottano il suo Metodo. A distanza di più di cento anni dall’apertura della prima scuola Montessori e dopo la diffusione, nella seconda metà del secolo scorso, di una generale sensibilità politica, sociale e culturale nei confronti dell’apprendimento delle lingue straniere, l’insegnamento in/della lingua non nativa rimane un campo ancora sperimentale nel pensiero e nelle pratiche educative delle oltre 20000 scuole montessoriane nel mondo.
Perché fino ad oggi non è stata formalizzata una proposta per l’apprendimento di una L2 nel curricolo montessoriano? Quali strumenti hanno gli insegnanti montessoriani per realizzare una proposta specifica in questo senso? Se l’approccio montessoriano ha come presupposto lo sviluppo globale della persona e come scopo quello di favorire il suo processo di adattamento all’ambiente, in che modo può prendersi formalmente carico dello sviluppo di competenze plurilingui?
Attraverso un’indagine di tipo qualitativo che coinvolge scuole primarie montessoriane italiane ed austriache, si è tentato di rispondere a questi quesiti per generare un modello teorico e pratico per l’apprendimento delle lingue seconde in scuole a Metodo.
La ricerca, una Grounded Theory, si è avvalsa di strumenti eterogenei per la raccolta dati: il focus group, il questionario e l’intervista. L’analisi della letteratura, condotta dopo la raccolta dati sul campo, ha contribuito a sistematizzare la teoria generata, fornendo stimoli e risposte sulla possibilità di organizzare un ambiente di apprendimento montessoriano e plurilingue, sui suoi materiali e sul profilo specifico del “nuovo” maestro montessoriano di seconda lingua. Le questioni didattiche sono state accompagnate da una costante riflessione sulle implicazioni etiche e sociali del progetto educativo montessoriano per la scuola primaria (l’educazione cosmica), allo scopo di analizzare il ruolo che l’insegnamento delle lingue ricopre al suo interno.
[1] Montessori utilizza i termini lingua e linguaggio come sinonimi.