Abstract
Cos’è la creatività? È una dote innata o è una competenza implementabile? Queste sono le domande di ricerca che hanno guidato la prima parte compilativa di questa dissertazione. Dopo una breve panoramica storica sull’evoluzione del concetto scivoloso di creatività, lo studio prende in esame le maggiori teorie degli accademici, che hanno nobilitato la creatività a “materia” di indagine scientifica. Grazie a questa cornice epistemologica ho trovato le risposte a queste prime domande e mi sono equipaggiata per affrontare la ricerca empirica con l’ambizione di indagare il ruolo della creatività nei processi educativi promossi dalla società civile al di fuori delle istituzioni. Lo studio di caso prende in esame “SOU”, la scuola di architettura per bambini di Favara, un programma doposcuola per discenti dai sei ai dodici anni, nato dalla volontà dei fondatori di Farm Cultural Park, un centro culturale innovativo nel profondo Sud della Sicilia. Attraverso un dialogo fenomenologico tra il mio doppio ruolo di artista e ricercatrice ho raccolto i dati secondo la metodologia etnografica e li ho analizzati attraverso il “4 P Model” di Rhodes (1961), coniugando così la ricerca qualitativa delle scienze sociali con un paradigma dei creative studies. La complessità del fenomeno mostra come la creatività possa essere una pratica trasformativa, del singolo e collettiva, capace di instillare valori etici ed estetici attraverso progetti educativi innovativi, con l’ambizione di ridisegnare il territorio e ricucire il tessuto sociale in un territorio lacerato da un vivere civico a volte negletto e da un passato ingombrante. L’educazione alla città diventa una metafora per veicolare valori di responsabilità, condivisione, partecipazione, e implementare quelle life skills necessarie al cittadino del futuro. A una manciata di chilometri dalla Valle dei Templi, i ragazzi di SOU sperimentano così la lezione suggerita dagli antichi Greci, che consideravano la bellezza nella complementarità di estetica ed etica: kalòs kai agathòs.