Abstract
Negli scritti e nei discorsi di Alcide De Gasperi la presenza di citazioni e allusioni a Dante e alle sue opere non è mai casuale. La ricerca di queste tracce dantesche da un lato aiuta a capire le tecniche retoriche che lo statista trentino metteva in campo nei suoi scritti e la funzione che attribuiva alla cultura italiana e a Dante; dall’altro, attraverso la parabola biografica e testuale di De Gasperi, permette di osservare un esempio dell’uso pubblico e privato di Dante in contesti comunicativi molto diversi tra loro. Per definire una basilare morfologia della presenza dantesca in De Gasperi, si possono individuare tre grandi ambiti di ripresa: una presenza, rara, come autorità, per confermare il suo pensiero sulla base di una riflessione dantesca; una presenza, molto più comune, “memoriale” e retorica, soprattutto negli scritti giornalistici e in alcuni discorsi; e una presenza più intima, nelle lettere, e soprattutto nelle lettere dal carcere.