Abstract
Il filosofo dell’educazione Gert Biesta, in un saggio dal titolo Interrupting the politics of learning (Biesta, 2013), riprende un pensiero di Jacques Derrida, tratto dalle prime pagine del volume Spettri di Marx (Derrida, 1994), nel quale il filosofo francese sostiene che vivere, per definizione, non è qualcosa che si possa apprendere. La riflessione pedagogica non ha mai smesso di interrogarsi in merito a questo problema, che, nelle sue linee generali (e storiche), riguarda la polarizzazione tra centralità del maestro e centralità dell’educando: esempi contrapposti sono, semplificando, da una parte, le concezioni pedagogiche di Sant’Agostino e San Tommaso, dall’altra, le teorie educative “puerocentriche” che si sviluppano a partire da Comenio e Rousseau. Ci sono poi prospettive che evitano di cadere in una retorica dell’educando, per esempio la pedagogia di Dewey, che insistono sulla complessità – e sulla centralità – della relazione educativa (Laporta, 2001). Per quanto le diverse posizioni pedagogiche siano sfaccettate, composite e non sempre (per fortuna) incasellabili, questa polarizzazione ha delle ricadute didattiche che, a volte, sembrano aver smarrito la riflessività critica propria della pedagogia. Biesta sostiene che ci troviamo nell’era dell’apprendimento (learning age) e, in diversi suoi lavori, denuncia le conseguenze delle politiche dell’apprendimento. Propone, quindi, di “salvare e riscoprire l’insegnamento” – evitando però l’approccio all’insegnamento inteso come controllo – e di superare l’idea dell’insegnante come facilitatore dell’apprendimento. Se l’insegnamento conta, allora dialogo, libertà, riconoscimento dell’alterità e responsabilità avranno un ruolo di rilievo per l’essere umano che riceve insegnamenti (Biesta, 2022). Nell’ambito pedagogico più strettamente riferito ai sistemi educativi si è assistito, dunque, a una “rivoluzione copernicana”, che ha «sostituito al centro del rapporto educativo il maestro con l’allievo» (Laporta, 2001, p. 51); le didattiche e le politiche dell’apprendimento si sono radicalizzate, con conseguenze non sempre felici; il polo opposto, quello dell’insegnamento, è stato spesso difeso in chiave conservatrice nei termini di controllo e misurazione; e ora una terza via (Biesta, 2022, p. 10) propone la riscoperta dell’insegnamento. Se nell’ambito della riflessione sui sistemi educativi tutto ciò è stato almeno in parte tematizzato e problematizzato, nell’ambito della pedagogia del lavoro la polarizzazione tra centralità dell’apprendimento e centralità dell’insegnamento non riveste la stessa importanza, appare in un certo senso sfumata, non sembra essere percepita come un terreno di riflessione e di scontro. Soprattutto, e per questo motivo, non sembra darsi la possibilità di una terza via. Alla luce di questi rilievi, si cercherà di analizzare il concetto di competenza/e, un concetto centrale, oggi, per i sistemi educativi, per l’orientamento e per i contesti professionali.