Abstract
Nel tentativo di coniugare universalismo e pluralismo culturale, l'educazione interculturale presenta i suoi limiti quando i principi teorici devono essere applicati nella pratica. Il presente contributo suggerisce che la principale difficoltà risiede nella mancata traduzione di quel prefisso inter- indicante uno spazio che dovrebbe stare tra le culture, come suggerito nel dibattito postcoloniale. Quest'ultimo, ha potuto far emergere spazi tra le culture, grazie a concetti quali "traduzione culturale" e "spazio ibrido". Seguendo questa prospettiva è possibile, inoltre, individuare, le tante somiglianze proprie delle tradizioni culturali, quali le pratiche ludiche, le fiabe, la tessitura, etc…. Ovvero, possibili spazi di negoziazione di significati, da esplorare tra le culture, così come indicato dall'approccio al patrimonio immateriale (UNESCO 2003), il quale pone l'attenzione sull'aspetto soggettivo della percezione della cultura ed il potenziale degli individui nell'essere attori e attrici culturali.
Se il primo passo per esplorare interstizi e spazi di incontro, rimane la presa di consapevolezza dei pregiudizi, la comprensione della complessità dei contesti multiculturali e i processi di Othering, il presente contributo, propone nella riflessione interculturale, l'esplorazione dell'approccio della somiglianza e, nella pratica interculturale, lo spostamento dall'attenzione, dalla cultura al patrimonio. Obiettivo del contributo è suggerire uno strumento per l'incontro interculturale, inteso come momento dialogico e di possibilità di costruzione di significati condivisi.