Abstract
Con il presente contributo illustreremo le caratteristiche del progetto LEKO, il cui obiettivo consiste nell’elaborazione di una fraseodidattica innovativa per l’italiano L2. Precisiamo subito come il termine fraseodidattica sia un calco del sostantivo tedesco Phraseodidaktik, forma coniata negli anni Ottanta dal germanista Kühn (1987) e diffusasi al di fuori del mondo accademico tedesco, attraverso i contributi di Lüger, Ettinger e Lorenz-Bourjot. In italiano il vocabolo, non ancora registrato nei maggiori repertori lessicografici, è per il momento raramente utilizzato.
Attraverso la descrizione delle varie fasi progettuali avremo l’opportunità di riflettere criticamente su aspetti di continuità e di mutamento che caratterizzano gli studi fraseologici contemporanei.
Nel corso della nostra esposizione infatti, analizzeremo preliminarmente una serie di manuali scelti in base alla presenza di attività didattiche, rivolgendo particolare attenzione alla differenza che intercorre tra diversi tipi di fraseologismi, ovvero esaminando se alcuni tipi si dimostrino più frequenti di altri (nella manualistica più recente, l’analisi sarà condotta anche rispetto ai diversi livelli del QCER [2002]).
Conclusa questa analisi, lo sguardo sarà rivolto al futuro: cercheremo infatti di scandagliare le diverse possibilità didattiche aperte da determinate glottotecnologie, arrivando infine a mostrare l’approccio che soggiace alla realizzazione dei materiali didattici di LEKO, articolati intorno ai seguenti criteri operativi:
- pluralità degli ambiti semantici;
- adeguatezza rispetto al QCER;
- diversità tipologica dei fraseologismi: diversità semantica (fraseologismi non-composizionali vs. composizionali), funzionale (fraseologismi referenziali, comunicativi e strutturali) e morfo-sintattica (fraseologismi verbali, sostantivali ecc.);
- varietà tipologica degli esercizi: diversità diamesica (forma stampata vs. digitale) e diversità metodologica (lettura di testi, cruciverba, quiz, giochi ecc.).