Abstract
La ricerca educativa sull’immaginazione e la creatività ha dimostrato che questi processi cognitivi agiscono a diversi livelli nell’apprendimento: permettono la costruzione di significato e lo sviluppo personale della conoscenza (Root-Bernstein, 2013); sostengono la maturazione di una teoria della mente e delle capacità empatiche (Douglas, 2014); si attivano nella metacognizione e nei processi di autoregolazione (Goldstein, Lerner, 2017); sono essenziali per la generazione di idee e il problem solving creativo (Russ, 2014); stimolano il pensiero divergente e il ragionamento controfattuale (Harris, 2021). La Imaginative Education (IE) ha collegato questi presupposti in un modello teorico che fornisce agli insegnanti un insieme di strumenti (Egan, Judson, 2016) pensati per arricchire il potenziale immaginativo di ogni bambino, connettendolo allo sviluppo di conoscenze e competenze curricolari. Nonostante la sua influenza nel dibattito pedagogico internazionale sull’immaginazione e sulla creatività, una revisione critica della letteratura sulla Imaginative Education ha mostrato che la teoria presenta ancora diversi punti oscuri per quanto riguarda la sua concreta applicazione in classe. Pertanto, questo lavoro teorico mira ad arricchire il modello generale della IE per chiarire come le sue premesse filosofiche possano essere applicate nella programmazione didattica.