Abstract
A partire dalle prose critiche di Vincenzo Calmeta (1460-1508 ca.) sulla scrittura di capitoli, egloghe ed elegie e sulla teoria del decoro e dell’ostentazione, la lettera in versi viene interpretata nelle sue realizzazioni concrete, nel loro legame con le “allegrezze d’amore”. Tra Quattro e Cinquecento, l’epistola si configura come a un genere testuale al centro di una fitta rete di rapporti tra generi, modelli, autori e aderente alle norme sociali richiesta dal decoro, che agisce sia nella dimensione letteraria sia nella dimensione dei rapporti interpersonali in società.