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Vivere disuguaglianze intersezionali circondat3 dal benessere: lavorator3 LGBTQIA+ in regioni europee prospere e multilingue
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Vivere disuguaglianze intersezionali circondat3 dal benessere: lavorator3 LGBTQIA+ in regioni europee prospere e multilingue

POLITICA, DIRITTI, UGUAGLIANZA LGBTQIA+ azioni, reazioni, resistenze (Verona, 29/01/2026–30/01/2026)
2026
Handle:
https://hdl.handle.net/10863/51154

Abstract

intersezionalità lavorator3 LGBTQIA+ condizioni e fattori sociali regioni europee
L’intersezione tra genere ed etnia o razza è alla radice della discriminazione strutturale e delle pratiche razziste nell’accesso al mercato del lavoro e nei luoghi di lavoro. Questa discriminazione emerge anche per le persone LGBTQIA+ che appartengono a minoranze etniche o che sono migranti. Tuttavia, numerosi altri fattori sociali (per es., età, status socioeconomico, provenienza) e fattori esterni (per es., pregiudizi) ostacolano ulteriormente la loro partecipazione al mondo del lavoro e il raggiungimento di condizioni lavorative eque. Questa ricerca, che si basa sui risultati del progetto “Intersezionalità di Genere ed Etnicità nella Partecipazione Socioeconomica in Südtirol/Alto Adige e Catalogna in tempi post-pandemici - InGEPaST” pubblicati recentemente (Tomaselli 2023a, 2023b, 2024, 2025), esplora come genere, etnia e razza si intersechino e agiscano insieme ad altre condizioni e fattori sociali per perpetuare la precarietà lavorativa ed educativa delle persone LGBTQIA+ che si trovano al crocevia di diversi assi intersezionali. La discussione si incentra su due unità substatali neoliberali europei (l’Alto Adige, in Italia, e la Catalogna, in Spagna) che registrano bassi tassi di disoccupazione e alti tassi di migrazione, e che ospitano minoranze storiche, linguistiche ed etniche. Questa varietà ha dato vita ad ambienti multilingue che possono richiedere la conoscenza di più lingue per accedere al mercato del lavoro. Allo stesso tempo, entrambe le unità ospitano comunità Rom e Sinti storiche e altre più recenti dovute ai flussi migratori. Inoltre, registrano alti tassi di migrazione (Carlà, 2018). Le loro economie prosperano principalmente su turismo, agricoltura e servizi – settori che richiedono numerosi lavoratori stagionali che spesso vengono reclutati tra le persone in posizioni più fragili: ovvero individui con background migratorio, donne e persone LGBTQIA+. Le statistiche locali mostrano un preoccupante divario retributivo di genere tra donne e uomini (per es., in Alto Adige vedasi ASTAT, 2023), ma non forniscono dati relativi alle persone LGBTIAQ+. Statistiche internazionali (per es., il Gender Equality Index) hanno iniziato ad adottare un approccio intersezionale considerando, ad esempio, età, provenienza e disabilità, ma offrono ancora un quadro limitato. Inoltre, le statistiche adottano una divisione binaria del sesso assegnato alla nascita senza considerare la popolazione non binaria. In questo contesto, questa ricerca utilizza una lente intersezionale per esplorare come genere, etnia, razza e altri fattori sociali ed esterni influenzino il divario occupazionale di genere persino in regioni benestanti con bassi tassi di disoccupazione. Al contempo, si suggerisce di ampliare la comprensione del divario occupazionale di genere includendo la prospettiva delle persone LGBTQIA+ che continuano a rimanere tra i settori della società sottorappresentati nel mercato del lavoro. Questa ricerca empirica offre anche spunti per un dibattito informato sull’esperienza vissuta di precarietà di lavorator3 LGBTQIA+ e un’analisi di come le politiche del lavoro e di genere delle unità substatali neoliberali potrebbero essere riformate.
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