Abstract
La partita delle Regioni del Nord sul regionalismo differenziato si gioca anche e soprattutto sul tema delle risorse finanziarie. Insieme al passaggio di competenze legislative e amministrative, Veneto, Emilia Romagna e Lombardia rivendicano anche il trasferimento delle risorse finanziarie per farvi fronte, ancorché le bozze di intese sul punto propongano il ricorso a sistemi di finanziamento differenti gli uni dagli altri. Benché da più parti questa richiesta sia causa di perplessità se non di forti preoccupazioni, si tratta di un effetto collaterale inevitabile della maggiore autonomia che queste Regioni aspirano ad ottenere.
Infatti, l’autonomia cui si riferisce il comma terzo dell'art. 116 Cost - nel prevedere l’attribuzione in capo alle Regioni ordinarie di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia di cui alle materie espressamente elencate dell’art. 117 Cost - è da connotarsi come autonomia politica, e non potrebbe essere altrimenti trattandosi di un’acquisizione di competenze legislative, ancorché di natura concorrente. D’altro canto, l’autonomia politica per qualificarsi come tale richiede non solo la capacità di darsi norme proprie, ma anche una dimensione finanziaria. Se la potestà legislativa rappresenta l’espressione più genuina dell’autonomia politica, è pur vero che quest’ultima deve imprescindibilmente includere anche la componente finanziaria.
Ciò detto, il paper aspira a comprendere a fondo le richieste finanziarie di queste tre Regioni ed i possibili effetti sull’intero sistema italiano, operando un confronto anche con le Regioni a statuto speciale il cui modello finanziario è fonte di ispirazione soprattutto per Veneto e Lombardia.
Alla luce del contesto sopra illustrato la ricostruzione del sistema di finanziamento delle Regioni ordinarie e i tratti caratterizzanti i sistemi delle Regioni a statuto speciale appaiono come elementi di importanza centrale per la comprensione della natura stessa della mutazione in corso d’opera del regionalismo italiano.