Abstract
La viticoltura, in passato, era molto diffusa e presente nelle aree montane del nostro Paese, anche quelle più marginali e fragili. Per decenni ha fatto parte dell’economia locale e regionale, contribuendo in alcuni casi alla definizione del paesaggio culturale di determinate aree montane. In aree particolarmente vocate di alcune regioni questa coltivazione ha prosperato; in altre, risulta oggi fortemente ridotta, e in alcuni casi quasi scomparsa. A non essere scomparsi sono i segni della sua presenza. Piccoli filari abbandonati, terrazzamenti, strumenti e luoghi di produzione, toponomastica e, in alcuni casi, la coltivazione della vite è persino rappresentata negli stemmi comunali. Attraverso la presentazione di dati aggiornati sulla produzione vitivinicola di alcune realtà montane alpine ed appenniniche, di recenti studi sui trend del settore e di alcuni esempi, l’autore intende riflettere sul legame della viticoltura con il territorio montano e con le comunità che nel tempo ne hanno visto la crescita e/o il declino. Questo legame, assieme ad altri fattori di innovazione, può rappresentare una leva per il rilancio socioeconomico di alcune aree montane riducendo lo svantaggio competitivo rispetto ai territori contermini o è solo una chimèra frutto visioni ottimistiche di produttori locali e accademici in cerca di soluzioni ai problemi che affliggono i territori di montagna? Quali sono i fattori di rischio e di opportunità in gioco rispetto ad un ritorno della viticoltura in queste aree?