Abstract
L’ipotesi che l’italiano politico monologico si sia semplificato nel corso della storia repubblicana, per quanto molto diffusa nell’opinione pubblica e nella comunità scientifica (Gualdo 2004, Bolasco et al. 2006, Antonelli 2007), ha ricevuto solo recentemente le prime verifiche sperimentali su un corpus bilanciato di grandi dimensioni (Bienati et al. forth., Brasolin et al. forth.). Il presente contributo intende verificare l’ulteriore ipotesi – finora mai esplorata – che il sottotipo testuale di monologo politico in cui la semplificazione diacronica è più evidente sia il comizio. Tale caratteristica sarebbe da mettere in relazione con le caratteristiche lessicali e sintattiche del comizio, che rispetto al discorso d’aula è un tipo di monologo politico meno formale (Dell’Anna 2010), e dunque plausibilmente meno conservativo. Lo studio intende inoltre indagare nei comizi dell’intera storia repubblicana la presenza di tratti tipici del parlato spontaneo, per discutere il legame – non necessario (Voghera 1992) – tra una maggiore spontaneità del parlato e una maggiore tendenza alla semplificazione lessicale. Per verificare l’ipotesi principale, abbiamo condotto in primo luogo un’analisi quantitativa su IMPAQTS (Cominetti et al. 2024), un corpus di recente completamento che raccoglie 1500 discorsi (10 per 150 personalità politiche) che coprono l’intera storia della Repubblica, pari a 2.65M token di parlato trascritto. I discorsi sono bilanciati per rappresentare i principali tipi di monologo politico: discorso d’aula, comizio, intervento in assemblea di partito e dichiarazione. A partire dalla definizione di complessità di Rescher (2020) e dalla proposta di Dahl (2009:51) di usare in linguistica il concetto di complessità effettiva (Gell-Mann, Lloyd 1996), i sottocorpora di IMPAQTS “Aula” e “Comizi” sono stati analizzati con l’indice di fluttuazione della complessità (Bates, Shepard 1993), che misura la volatilità del cambiamento di sorpresa associato alla transizione tra parole successive. Questo indice è complementato dal valore di entropia, ovvero la sorpresa media associata alle parole di un testo, e validato dal confronto con misure di diversità lessicale ampiamente utilizzate in letteratura, quali la R di Guiraud (correzione empirica del rapporto type/token, Guiraud 1954) e MATTR (una correzione statistica dello stesso rapporto, Covington, McFall 2010). Globalmente, i modelli mostrano che i discorsi d’aula hanno un lessico significativamente più vario rispetto ai comizi e che la tendenza diacronica alla semplificazione (osservabile anche nell’intero corpus) è effettivamente più marcata nei comizi rispetto ai discorsi d’aula e agli altri tipi di discorso politico. Questi dati sono stati integrati da un’analisi qualitativa che ha messo a confronto i comizi della Prima (1946-1994), Seconda (1994-2013) e Terza Repubblica (2013-2023), considerando diversi tratti sintattici e stilistici. Tra gli aspetti più evidenti, si segnalano – avvicinandosi al presente – enunciati più brevi e caratterizzati da una maggiore varietà illocutoria (con più frequente ricorso a domande e frasi esclamative), ma anche una frequenza crescente delle GSCP Foggia 2025 Book of Abstracts 40 congiunzioni subordinanti (per quanto queste si caratterizzino per scarsa varietà). Si osserva inoltre un’evoluzione dell’approccio allocutorio, con crescente coinvolgimento dei destinatari e formalità decrescente. Infine, si esaminano nei comizi delle Tre Repubbliche alcuni costrutti tipici del parlato spontaneo, tra cui: il raddoppiamento dei clitici (“A me mi capita un po' così”, P. Ingrao, 1979), l’uso di averci (“C'ho un Presidente del Consiglio con quattro capi di imputazione”, R. Bindi, 2011), la scissa della polarità (“È che a sinistra sono sempre così arrabbiati”, M. Salvini, 2019; “Non è che dobbiamo fare il piano Marshall alla rovescia”, G. Andreotti, 1992), l’espressione facciamo che per introdurre un atto commissivo (“Facciamo che a quella gara ATAC ci arrivi sana”, V. Raggi, 2018), la presentativa introdotta da c’è (“C’è Renzi che dice [...]”, P. Ferrero, 2016). Il contributo conferma quindi l’ipotesi iniziale che la semplificazione dell’italiano politico repubblicano sia particolarmente evidente nei comizi, mentre i discorsi d’aula presentano una tendenza alla semplificazione più contenuta. Illustra inoltre le principali caratteristiche stilistiche dei comizi nelle “tre Repubbliche”, individuando alcuni tratti sintattici e pragmatici che possono correlare con la semplificazione lessicale. Mostra infine che la presenza di tratti del parlato spontaneo non è prerogativa dei comizi più recenti, confermando che il legame tra spontaneità e semplificazione non è necessario (Voghera 1992).
Bibliografia
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