Abstract
Le migrazioni (economiche e forzate) e altri trend demografici determinano cambiamenti profondi nella composizione sociale delle comunità che abitano i comuni alpini, incrementandone il fattore pluralistico. Per creare una società coesa e per cogliere l´opportunità della pluralità come fattore di sviluppo locale, le amministrazioni devono mettere in campo strategie per favorire una cultura dell´accoglienza.
Questa si riferisce al processo di riconfigurazione positiva e coinvolgimento attivo nei confronti della diversità, orientato all´integrazione e all´equa partecipazione delle persone con background migratorio (Heckmann, 2012) e in questo si lega al concetto di pluralismo. Vi sono due componenti del pluralismo: la parte hardware composta dalle istituzioni quali amministrazioni, corti, scuole; e la parte software, che si riferisce all´insieme delle abitudini e della narrativa e delle strategie messe in campo dagli attori locali. Per questo, la promozione del pluralismo richiede attività che agiscono sia a livello istituzionale che culturale (Kymlicka, 2017). Nel suo aspetto processuale di trasformazione, la cultura dell’accoglienza e il pluralismo sono dunque strumenti per superare il confine tra nuovo abitante e popolazione locale.
Il contributo ha l´obiettivo di analizzare come questo processo di superamento del confine tra le due parti è avvenuto in due casi studio legati ai progetti pilota svolti nel progetto PlurAlps: a Malles Venosta e in Val Gardena. In essi sono state messe in campo strategie di sviluppo della cultura dell´accoglienza da parte degli attori locali. Verranno considerati i bisogni, il contesto da cui partono, gli attori coinvolti e la ratio su cui si basano le attività. Verranno infine sviluppate delle considerazioni sui futuri effetti delle attività in un contesto politico-culturale in cambiamento.