Abstract
Il settore forestale italiano è caratterizzato da problemi che, da tempo, stimolano la ricerca di strategie efficaci per la loro risoluzione. Più del 66% della superficie forestale italiana è di proprietà privata, prevalentemente singoli individui, con la parte residua di proprietà pubblica, prevalentemente comunale. La maggior parte di queste foreste non ha una gestione aziendale attiva ed è noto come, per la proprietà privata, una delle principali cause sia la frammentazione e la mancata suddivisione ereditaria che non consentono una gestione economica redditizia. L’abbandono dei boschi, che va di pari passo con quello delle attività agro-pastorali, mette in crisi l’erogazione di diversi servizi ecosistemici, oltre a provocare effetti problematici, come l’aumento del rischio di incendi, del dissesto idrogeologico, la trasformazione del paesaggio. Una delle sfide principali del settore è, pertanto, lo stimolo alla gestione del patrimonio forestale privato, anch’esso portatore di un elevato interesse collettivo, anche se non sempre riconosciuto.
Partendo da queste importanti sfide, il contributo mira ad affrontare la complessità del terzo nell’ambito forestale e come esso possa essere driver di innovazione. Facendo riferimento alla teoria dell´agency e alla letteratura sull'innovazione sociale in ambito rurale, il contributo si focalizza sull´approfondire la dimensione del terzo in termini di nuovi attori e forme organizzative, che emergono come fattore scatenante di innovazione. Benché infatti vi siano attori e forme “terze” ben radicate in ambito forestale, come le istituzioni per la gestione di proprietà collettive (commons), negli ultimi decenni questi modelli si stanno dimostrando poco adatti ad affrontare le sfide emergenti del settore e più in generale a rispondere alle esigenze dei territori, principalmente a causa della difficoltà di adattamento al contesto in continuo mutamento. È dunque necessario che il settore riesca ad aprirsi alle nuove “terzietà” che stanno emergendo, nelle differenti forme e finalità che le caratterizzano.
Dopo aver riconosciuto diversi modelli organizzativi di terzietà all’interno del settore, si è approfondita la dimensione degli attori. Grazie all’utilizzo di una matrice, le varie forme organizzative sono state descritte e caratterizzate, individuando gli attori coinvolti e le relazioni presenti tra essi, evidenziando alcuni esempi per ciascuna delle categorie. L’approccio utilizzato ha permesso di sottolineare come tutt’oggi non vi sia ancora una visione globale e sistematica di questi terzi attori e terze forme all’interno del settore forestale. Inoltre, l’analisi più approfondita delle nuove forme organizzative ha fatto emergere come l’innovazione spinga anche oltre il concetto di terzietà, stimolando a esplorare soluzioni organizzative capaci di adottare modelli ibridi, profit e non profit, diversi rispetto a quelli sperimentati finora.
Con questo intervento intendiamo aprire una discussione sulla relazione tra il terzo e l'innovazione che esso può apportare, in termini di superamento delle dualità presenti tra risorsa e comunità, nell'ambito della gestione delle risorse forestali. Inoltre, intendiamo sottolineare la necessità di esplorare possibili trasformazioni che favoriscono un adattamento al contesto di cambiamento delle aree fragili, attraverso dinamiche economiche di comunità e la contaminazione delle forme istituzionali già radicate con nuove forme organizzative. Infine, si ragionerà sulle dinamiche di successo dell’innovazione, considerando le dimensioni endogene ed esogene della stessa.