Abstract
In una fase economica come quella attuale è aumentata la richiesta di protezione sociale da parte di una popolazione sempre più ampia, che la crisi e le disuguaglianze distributive rischiano di relegare in nuove classi di povertà. Questa razionalizzazione (o retrenchment) dovrebbe minimizzare le esternalità negative che ricadono soprattutto sulle donne, sugli immigrati regolarmente stabilizzati nonché sui working poor, ossia le persone con occupazioni precarie e poco retribuite. Occorre peraltro rimarcare che il benessere delle persone dipende da una molteplicità di fattori, quali la condizione lavorativa, la vita familiare e associativa, l’integrazione nella società e l’accesso ai principali servizi. E l’impresa, generalmente, oltre a produrre beni e servizi, genera anche relazioni di convivenza, dal momento che l’ambiente lavorativo è luogo di realizzazione di proprie passioni e interessi e – soprattutto – luogo dove le persone trascorrono la parte significativa della propria giornata a discapito della vita privata e familiare.
Nel presente lavoro si intendono illustrare alcune iniziative e schemi di gestione imprenditoriale socialmente responsabile a favore delle persone che lavorano in azienda. In questo modo gli autori intendono suggerire a manager, studiosi e consulenti come progettare ambienti sani, salubri e rispettosi dei diritti di ciascun partecipante all’attività d’impresa, al fine di massimizzare sia la produttività sia l’empowerment di ciascun collaboratore.
Il presente contributo riconduce, quindi, le iniziative di welfare aziendale al più ampio concetto di responsabilità sociale delle organizzazioni (RS), intendendo con tale termine la gestione aziendale che tiene correttamente conto dell’impatto che l’ente pubblico e/o privato determina sui soggetti a esso collegati, direttamente e indirettamente (i c.d. stakeholder), prevenendo la generazione di esternalità negative. Questa responsabilità sociale non ha nulla a che vedere con la filantropia ma, al contrario, volge all’innovazione (di processo e sociale), alla strategia competitiva di differenziazione e, quindi, alla competitività.