Abstract
Il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) nasce nel 1978 sull’onda delle analoghe riforme che hanno interessato diversi Paesi. L’idea di base è quella di un sistema solidale in cui viene garantito a tutti i cittadini pari accesso alle prestazioni sanitarie, indipendentemente dal reddito e dalla residenza sul territorio nazionale, perseguendo quindi dei criteri di equità verticale e orizzontale per quanto riguarda le prestazioni sanitarie. Il modello nasce come una struttura gerarchica molto accentrata alla Beveridge (The National Archives 2025) e infatti inizialmente ricalca molto il sistema sanitario inglese. Fin da subito diversi problemi affliggono il sistema, anche a causa di fattori internazionali esterni. Deficit e deficit occulto nelle prestazioni portano ad una importante riforma del SSN che, pur mantenendone le caratteristiche di universalità ed equità che hanno caratterizzato la sua istituzione, ne cambiano profondamente la struttura organizzativa. Il ruolo sempre più rilevante dato alle Regioni ha infatti fatto sì che nel tempo, più che un singolo SSN, si siano creati venti Sistemi Sanitari Regionali. Sebbene questa autonomia possa portare dei vantaggi, la sua applicazione comporta anche importanti limiti che derivano dalla teoria economica dell’applicazione specifica al caso italiano. In questo capitolo presentiamo il problema dell’applicazione del modello del decentramento in sanità e alcune delle conseguenze sul livello di prestazioni che questo comporta. In Italia uno dei fenomeni più macroscopici, oltre alle liste di attesa, è la mobilità dei pazienti fra Regioni, spesso per grandi distanze. Per questo problema nelle conclusioni proponiamo alcune possibili soluzioni.