Abstract
Il presente contributo analizza l'idea di scuola progressiva proposta da John Dewey, così come descritta in "Experience and Education" (1938) e la confronta con l'esperienza della scuola "Scuola Attiva Pestalozzi", realizzata da Rebeca Wild a Tumbaco in Equador nel 1977. Questo esempio di "scuola attiva" - cosí come chiamata dalla Wild e da lei descritta nel libro "Educare ad essere", uscito in lingua tedesca nel 1996 e tradotto in italiano nel 2000, con un'introduzione di Grazia Honegger Fresco - ha ispirato decine di scuole alternative in Germania ed in altri paesi di lingua tedesca. Nel modello di queste scuole, il nome di Rebeca Wild compare spesso a fianco a quello di Maria Montessori. Lo stesso interesse della Wild per il metodo Montessori non ebbe origine nell'ambito di un percorso universitario, ma dal desiderio di avviare una scuola parentale. Nella sua scuola, tuttavia, da una parte, i materiali Montessori sono utilizzati in modo non ortodosso od esclusivo - incontrando i materiali di Freinet ed altri non strutturati - dall'altra, viene a cadere la separazione degli spazi interni ed esterni della scuola. Nel momento in cui i bambini e le bambine si muovono liberamente tra il dentro e il fuori, viene meno anche la distinzione tra gioco e lavoro e l'esperienza i bambini e le bambine fanno a scuola diviene "esperienza vissuta" (living experience, in Dewey). Questi ed altri aspetti della Scuola Attiva Pestalozzi - quali l'esperienza al centro del processo di apprendimento e la relazione insegnante-bambino - fanno della proposta dalla Wild un esempio concreto di scuola progressiva così come suggerita da Dewey. Il presente contributo, dunque, in un confronto diretto con "Educazione ad essere", analizza il saggio "Esperienza ed educazione" in quanto questo testo, pubblicato nel 1938 quando l'autore aveva 79 anni, rimane come una sorta di manifesto della filosofia dell'educazione di Dewey, ed é qui che é possibile ritrovare il fondamento filosofico delle scuole attive ispirate a Rebeca Wild.