Abstract
Il saggio affronta alcuni nodi centrali degli anni di passaggio tra il diritto e l’impianto giudiziario franco-italici e quelli austriaci nel Tirolo meridionale: l’entrata in vigore, tra il 1814 e il 1815, del codice penale del 1803 e del codice civile del 1811; la ‘sopravvivenza’ della corte di giustizia napoleonica e la sua sostituzione con il Giudizio civico e provinciale di Trento (novembre 1815) cui, nel maggio del 1817, si affiancò, per il Tirolo meridionale, il Giudizio collegiale di Rovereto; il problema, in questo momento di instabilità geopolitica dell’Italia settentrionale, della nuova destinazione carceraria dei condannati trentini, che in periodo italico venivano spediti negli ergastoli e nelle case di pena di Venezia, Padova, Modena. Per comprendere meglio il quadriennio sul quale il saggio si concentra (quel ‘tempo sospeso’ oggetto dell’interno volume), si sposta poi l’attenzione sul precedente ‘momento di rottura’ giuridica avvenuto nel Tirolo meridionale (1810-1811): ossia quando, nel passaggio tra Regno Bavaro e Regno Italico, i codici napoleonici andarono a sostituire la precedente legislazione, facendo piazza pulita della pluralità delle fonti del diritto, tipica dell’antico regime, che aveva caratterizzato i governi fino a quel momento. Un affondo sul codice penale analizza quindi le principali differenze tra la procedura criminale e le pratiche punitive franco-italiche da una parte, e quelle austriache dall’altra e la percezione di queste differenze da parte degli osservatori trentini, soprattutto per quanto riguarda i loro aspetti più ‘visibili’ (dibattimenti pubblici, esecuzioni pubbliche). Si accenna infine al destino dei codici austriaci che vennero introdotti nel corso del ‘tempo sospeso’, i quali rimasero a lungo in attività e rappresentarono i pilastri su cui si resse l’amministrazione della giustizia penale e civile tirolese per oltre un secolo a venire.